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KHOMPA - La sua intervista

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Un aspetto positivo è che hai uno scopo nella vita, uno stimolo continuo, una passione che non si spegne mai. Nel mondo in cui viviamo credo che questa sia una grande vittoria.
L’aspetto negativo è che nel 99% dei casi la musica non ti permette di pagare le bollette e quindi tutto si complica!




2) ​I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo?

I talent sono la morte della musica. È tutto finto e preconfezionato. Riscuotono successo perché giocano sulla speranza e i sogni delle persone, e questo nel pubblico ha un grande riscontro. Tutti abbiamo dei sogni e vedere ragazzi che inseguono il proprio è uno spettacolo bellissimo, per questo i
talent funzionano. Però sinceramente credo che “il pubblico” avrebbe bisogno di un po’ più di curiosità, di scoprire i talenti per conto proprio, e non di ricevere passivamente quello che la televisione propone. La finzione dei talent è un filtro troppo potente, credo che servirebbe molta più verità. Insomma non so se si è capito ma sono leggermente contro i talent, ihih

3) Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Approvo la politica nella musica, anche se non è mai stato un mio obiettivo. Esistono sicuramente alcuni esempi di grandi artisti che con la propria musica sono riusciti a lanciare messaggi forti, e questo è sicuramente un bene. La musica è uno strumento comunicativo fortissimo, quindi
ben vengano i musicisti che trasmettono messaggi che vanno oltre la musica in sé.

4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?

Non sono mai sceso a compromessi ed è per questo che continuo ad avere anche un altro lavoro. Proprio perché non ho mai voluto fare musica solo per soldi. Addirittura ho scelto di non insegnare
batteria perché essere pagato per insegnare a dei ragazzi che nella maggior parte dei casi vengono a lezione e poi non studiano, mi sembrava davvero una perdita di tempo oltre ad essere una scelta eticamente scorretta.
Per me la musica è ben altro, è una missione, una scelta di vita, la cosa più bella che mi sia mai capitata. 

5) Pensi che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?

Sicuramente sì. Fare musica, soprattutto in Italia è come scalare una montagna, soprattutto se quello che vuoi fare è creare musica, e non solamente eseguirla. Per citare un mio caro amico: “noi non siamo dei musicisti, siamo dei guerrieri”. Le energie fisiche e mentali che dedichiamo alla musica
nella maggior parte dei casi non hanno un ritorno adeguato, sia economico sia di  visibilità. E quindi tutto si complica. La tua famiglia a volte non ti capisce (fortunatamente la mia mi ha sempre capito),
spesso non hai abbastanza tempo da dedicare alle persone a te care, ecc. Ma alla fine è una necessità, una missione. Non è per niente facile, anzi è difficilissimo. Ma quelli che fanno musica sul serio non
possono farne a meno e quindi trovano il modo (ci sono mille modi) per riuscire a fare tutto: suonare, lavorare, amare, stare con gli amici, ecc.

6) Sei legato alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?

Sono molto legato a Torino, in Italia non vivrei da nessun altra parte. Musicalmente è molto attiva, è a misura d’uomo, è bellissima, ci sono le persone  a cui voglio bene e il costo della vita è  accettabile. È solo un po’ troppo inquinata, anzi davvero troppo. Ma nessuno è perfetto. 
Se dovessi vivere da qualche altra parte, sceglierei New York (probabilmente la città più stimolante e piena di opportunità che io abbia mai visitato), ma anche in questo caso il problema è sempre lo stesso: i soldi.



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1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

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