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1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?


ANTONIO: La musica ti prende totalmente, anima e corpo. Quando ti piace scrivere canzoni non la puoi vedere come una semplice passione. E’ questo il suo bello. Ma la musica può anche toglierti tutto. Ti può consumare e deludere.

LUCA: Penso che sia positivo il fatto di dedicare tantissimo tempo ad un solo pensiero, che in qualche modo ami. L’aspetto negativo è che spesso è tempo perso.

GIONATA: La musica ti da tantissime soddisfazioni, ti aiuta a crescere e avere una sensibilità particolare di ciò che ti circonda. L’aspetto negativo penso che arrivi quando diventa un prodotto e tutto ciò che fai non ti rappresenta più.

FRANCESCO: La musica è una passione ed ha tantissimi aspetti positivi, ti aiuta a vivere; devo ancora trovare gli aspetti negativi.
 

2) ​I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo?

LUCA: Riscuotono successo perché vanno al passo col tempo. Il problema è che non l’anticipano mai. Praticamente non servono a niente, nel bene e nel male.

GIONATA: Penso che alle persone piaccia sentirsi raccontare delle storielle e avere delle icone da idolatrare; quello che fanno i talent: costruire personaggi finti con storie finte.

ANTONIO: Il piacere che si ha nel vedere un talent è identico a quello che si prova a vedere una soap opera. Ci sono dei personaggi già visti, delle storie già raccontate e dei colpi di scena prevedibili. Ci piace prendere le parti di qualcuno e tifare per il fallimento di qualcun altro. Va da se che, come in una qualsiasi soap opera, la musica non conta niente.

FRANCESCO: Probabilmente sono format artificiosamente ben confezionati e solo per questo attirano l’ attenzione.

3) Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

GIONATA: E’ soggettivo, se una persona sente di voler parlare di politica può e deve farlo. Personalmente, penso che la musica si elevi al di sopra della politica.

ANTONIO:  Un artista, qualsiasi cosa significhi questa parola, fa quello che vuole e come vuole. Esattamente come tutte le persone. Ci sono canzoni dal contenuto politico che sono bellissime ed altre che non lo sono per niente. Il valore di un’opera, di qualsiasi tipo,é qualcosa che va al di sopra tutti questi aspetti. Di politica si può parlare, dipende da come lo fai e in quale momento. Come tutte le cose. Che poi, se vogliamo essere precisi, tutto è politica. Anche la canzone d’amore più sdolcinata di sempre, per il fatto stesso di essere stata scritta, rappresenta una scelta politica.

FRANCESCO: Non credo che ci si “debba” schierare per forza politicamente ma si può usare la musica per esprimere le proprie idee e questo già può essere politica.

LUCA: Un “artista”, cosa che nessuno di noi – credo – si senta di essere, è una persona libera di fare ciò che vuole. Quindi no, non necessariamente.

4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?

LUCA: Dipende dal tipo di compromesso, dal tipo di successo e dal tipo di pubblico.

GIONATA: Sono d’accordo con Luca.

ANTONIO: Ogni gesto che facciamo, ogni progetto che portiamo a termine, compresa una canzone, è frutto di un compromesso. Quindi, per forza di cose, ti rispondo “dipende”.
FRANCESCO: Certo, come no.
A parte gli scherzi al momento non lo so…chissà in futuro

5) Pensi che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?

GIONATA: Sì, la considerazione che hanno di te.

ANTONIO: Il mio modo di essere, con tutte le cose che faccio (in primo piano la musica), costituisce la mia persona e dunque l’idea – variabile  – che gli altri hanno di me. Di certo, fare musica rende prevedibili le conversazioni con le persone che conosco poco: le domande che ricorrono appena ci incontriamo sono sempre “come va col gruppo?”, “ma ‘sto disco quando esce?”. Ma questo succede quando si ha ben poco da dirsi.

FRANCESCO: Non penso, almeno non nel mio caso.

LUCA: No, sono d’accordo con Francesco.

6) Sei legato alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?

LUCA: Sono legato alla mia città, certo, e vorrei che fosse il posto in cui desidero vivere. Purtroppo non lo è, quindi vivo altrove.

GIONATA: Da sempre ho vissuto in campagna e mi piace vivere così. Ovviamente la città è il luogo delle relazioni sociali e non la sdegno, ma per quello che voglio fare io (musica) ho bisogno spesso di tranquillità, silenzio e solitudine.

ANTONIO: Non ritengo di essere legato alla mia città, sono sincero. Mi piace bazzicare nelle zone limitrofe, come Pisa (dove ho studiato e dove vive parte della mia famiglia) e Livorno. Ma non Lucca. E, se esiste un luogo in cui mi piacerebbe abitare, in questo periodo ti direi Roma. Ma non so perché, cambio idea facilmente.

FRANCESCO: Sono e sarò sempre molto legato alla mia città, questo però non vuol dire necessariamente viverci… infatti già vivo da un’altra parte.