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Una pratica diffusa nel mondo della musica, è il Pay to play.
Per chi non la conoscesse, consiste nel far pagare band emergenti, per potersi esibire prima di un gruppo noto.

Volete aprire il concerto del vostro idolo? Pagando il loro booking, potrete avere questa occasione.




I prezzi si aggirano intorno a € 350,00 a data, per un ventaglio di 30 minuti.
Ovviamente potrete seguire la band in tour e concordare un prezzo forfettario per più date.
Pernottamento e spostamento sono a carico vostro ovviamente.

Questa pratica è stata fortemente stroncata da Steve Harris, leader e bassista degli Iron Maiden, che ha dichiarato in una recente intervista, di non trovare corretto questo comportamento sia da parte delle band, che da parte degli organizzatori.

E’ certamente un pensiero nobile e fa piacere sentirlo da un musicista di successo.

C’è da dire che le nuove proposte portate in giro dai Maiden, sono tutti gruppi “di casa”. 


Ad aprire i loro concerti infatti era in principio Lauren Harris, figlia di Steve con velleità artistiche ed un repertorio in stile Avril Lavigne con un pò di distorsione in più.

A seguire troviamo i Raven Age, in cui milita invece il figlio del cantante dei Maiden, Bruce Dickinson.

Insomma, i figli sò piezz’è core in tutto il mondo.

E’ comunque notevole vedere una band tanto affermata, prendere posizione su certe brutture del sistema musicale.
Oltre ad esprimersi contro il Pay to Play, i Maiden hanno anche avviato una campagna contro il secondary ticketing.

Speriamo che, oltre ad essere un’influenza a livello musicale, riescano ad influenzare positivamente anche certi “costumi”.