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Quando pensiamo ad un racket, pensiamo ad un gruppo di persone che decidono di imporsi anche a costo di giocare sporco. 

Si organizzano, creano la loro rete di operazioni e delimitano il loro territorio.
 
Quando parliamo di servizi streaming (leggi Spotify), il comportamento delle major dell’industria discografica, non è molto differente.
 
 
Quello che può dare un forte impulso alla carriera di un artista, è essere ammesso in una playlist. 
Questo però non avviene casualmente.
 
Le playlist vengono comprate e vendute regolarmente.
 
La maggior parte del traffico dati, infatti, è gestito dalle tre major sul campo che sono Universal Music, Sony Music e Warner Music.
 
Quest’ultima possiede anche una parte di Spotify nonché di Vevo, canale video molto importante su Youtube.
 
Stando a fonti vicine a Billboard ed interne a queste aziende, le tre Major sono solite pagare per queste playlist, creando a tutti gli effetti, un racket che rende impossibile agli emergenti essere scoperti ed imporsi.
 
Un’inchiesta di Billboard è stata la prima a puntare il dito su questa brutta storia.
 
Il giornalista Glenn Peoples ha infatti dichiarato che le pubblicità all’interno delle playlist sono profilate e studiate a dovere.
 
Insomma non c’è nulla di casuale nelle stelle nascenti, si tratta di un mercato molto ben organizzato.
 
Altre fonti gli fanno eco sostenendo che questo meccanismo malato, è tutt’altro che fantascienza.
 
In passato si compravano gli spazi radio, oggi le playlist.

Sembra essere tutto in vendita, tranne la vostra libertà di spegnere il pc e cercare novità in giro, andando di persona nei locali e andando in contro alle forme d’arte.