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Come avrà avuto modo di accorgersi chiunque abbia mai fatto parte di un complesso musicale, in ogni gruppo in quanto tale si instaurano forti dinamiche relazionali tra i componenti. Verosimilmente, tanto più forte è l’investimento personale nel progetto da parte di ogni membro, tanto più forti saranno le dinamiche instaurate.
Una delle tematiche di gruppo più delicate è sicuramente quello della leadership: chi è il più adatto a prendere le redini della situazione e dirigere il complesso? Va scelto all’unanimità o emerge spontaneamente a seconda delle circostanze? È meglio un leader deciso e autoritario o uno più “democratico” e delegante? C’è o non c’è uno stile di leadership oggettivamente migliore degli altri?
 


Sicuramente tra le band di musica leggera c’è estrema variabilità tra le diverse forme dei progetti, ma esiste una realtà musicale più tradizionale e classica in cui vi è una netta divisione di ruoli tra leader e complesso: l’orchestra e del suo direttore, ovvero il leader per eccellenza.
Itay Talgram, grande direttore d’orchestra contemporaneo e specializzato nella tematica della leadership in vari ambiti, prende come esempi tre grandi direttori d’orchesra storici per mostrarci come stili radicalmente diversi si riflettano nell’esecuzione musicale. È sorprendente assistere a come l’espressione artistica attuata in gruppo dia una forma musicale agli stessi concetti di Autorità, Autonomia, Fiducia incondizionata.
Credo valga lo stesso per qualsivoglia dinamica sociale si voglia prendere in considerazione: quando assistiamo a un concerto il gruppo sul palco ci sta dicendo moltissimo di sé, che ne sia o meno consapevole. Esiste forse una forma di relazione più espressiva di così?