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1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

L’aspetto più bello che ci viene in mente può risultare abbastanza scontato: fare musica ti permette di vedere posti nuovi, fare conoscenze, e in generale vivere esperienze più o meno entusiasmanti esprimendo te stesso nel modo che più ti piace e al fianco di persone che apprezzi e con cui stai bene, i tuoi compagni di band. Se vogliamo, da questo deriva anche una delle cose negative: con questo lavoro ti esponi al giudizio del pubblico. Vale a dire che quello che fai può piacere come no e il successo, inteso come riscontro positivo, è tutt’altro che garantito. Non ce la si deve prendere, è normale. Diciamo che non è concesso essere eccessivamente permalosi in questo ambito e purtroppo di persone permalose ce ne sono fin troppe! 

 

 

2) I talent sono spesso criticati ma a vostro giudizio, perché riscuotono tanto successo? 


La prima parte della risposta la troviamo nella domanda stessa: i talent sono così criticati proprio perché hanno molto successo! Come tutto quello che ha molta visibilità, anche i talent portano un po’ tutti a voler dire la propria sull’argomento. E’ chiaro poi che i musicisti si sentano particolarmente toccati dall’argomento: dopo anni di gavetta con pochi risultati ci si può sentire scavalcati dagli “ultimi arrivati”, solo perché hanno avuto fortuna tramite questo canale.  

 

Il fatto è che i talent hanno successo perché propongono un riuscito mix tra qualcosa che piace sempre e che appartiene alla quotidianità di tutti, come la musica, personaggi scelti bene come giudici e il messaggio sullo sfondo che tutti i sogni si possano realizzare. Inoltre, questo è chiaro, hanno molta visibilità sui media. Però, come tutti i format televisivi, prima o poi stancheranno e passeranno di moda.

3) Credete che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvate la politica nella musica?


Crediamo che non sia assolutamente un passaggio necessario, infatti è qualcosa che noi evitiamo di fare. E’ però apprezzabile quando un artista mette il proprio talento e la propria capacità comunicativa a disposizione di un messaggio: la cosa fondamentale per noi è che si tratti di un messaggio ragionato e intelligente e non asservito alla ripetizione di slogan e ideologie. A quel punto diventa fine a se stesso, perdendo di significato e risultando stucchevole. 

 

4) Accettereste di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?


E’ una bella domanda, chiaramente dipende da cosa si intende per compromesso. Se si parla di qualcosa di concreto, come cambiare città o darsi una ritoccata al look, ci può stare. Se invece ci riferiamo alla musica un po’ di flessibilità ci vuole, senza cedere all’orgoglio. Ma se si arriva a snaturare la propria personalità artistica, oltre a perdere di credibilità, prima o poi si diventa insofferenti verso quello che si sta facendo, perché smette di piacere. 
 

5) Pensate che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?


Assolutamente sì, per via del costante impegno richiesto. In famiglia un po’ tutti ti vedono come il fricchettone scansafatiche, almeno fino a che non arrivano i primi risultati concreti. Questo però è un discorso che non ci permettiamo di generalizzare perché dipende molto da caso a caso, come con le fidanzate! Invece tra prove e concerti nei weekend, soprattutto nei periodi di tour, gli amici li vedi un po’ meno, questo è chiaro. Però si tratta di un sacrificio relativo, perché si ha l’opportunità di fare incontri, a volte estremamente interessanti, che non sarebbero arrivati in altro modo. 
 

6) Siete legati alla vostra città o esiste un posto in cui preferireste vivere? 

La nostra città, Padova, ci piace e ci siamo legati. Tutti noi abbiamo girato il mondo, ma alla fine siamo ancora qui perché, oltre ai legami con amici e famiglia, ci troviamo bene. E’ scontato dire che ci sono posti più belli o che offrono opportunità maggiori per i musicisti, come tutte le metropoli: questo è ovviamente vero. Negli Stati Uniti anni ’80 a Los Angeles ci si arrivava a piedi pur di poter sperare di combinare qualcosa! Però vivere in altre città è qualcosa che abbiamo fatto e che non ha portato chissà che risultati e c’è anche da dire che la tecnologia della comunicazione ormai è arrivata al punto da rendere quasi insignificante la città di residenza.