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GIOVANNI TRUPPI - La sua intervista

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Che il proprio lavoro coincida con la propria passione è evidentemente una cosa positiva, l’aspetto problematico consiste nel fatto che la passione per definizione è totalizzante.

2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo?

Perché sono in perfetta sintonia con il tempo che stiamo vivendo.


3) Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Credo che tutto quello che facciamo sia politica, non c’è modo di non schierarsi. Allo stesso tempo mi sembra che raramente si riesca ad essere interessanti artisticamente facendo politica senza trasfigurarla.

4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?

La tentazione sarebbe molto forte. Il fatto è che innanzitutto non penso che funzionerebbe davvero: ho l’impressione che in un lavoro dove si è in gioco così in prima persona fare cose per calcolo, in cui non si è davvero se stessi, alla lunga non paghi nemmeno in termini di pubblico.

5) Pensi che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?

Si ritorna alla prima domanda: sia per la sua natura passionale che per le difficoltà da affrontare perché diventi un lavoro vero e proprio l’attività artistica molto spesso è totalizzante e questo inevitabilmente crea delle difficoltà nei rapporti.

6) Sei legato alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?

Le mie città sono due: Napoli e Roma, e sono legato ad entrambe.

Cambio spesso idea su dove vorrei vivere, anche se da più di dieci anni sono sempre nello stesso posto.

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