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CALAVERA - LA SUA INTERVISTA

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?
Non vedrai mai aspetti negativi nel fare musica se la fai con un’ottica disincantata. Vai in giro, suoni, conosci un sacco di gente e ti diverti. Gli aspetti negativi li noti invece quando ti scontri con la scelta di fare musica per mestiere. Gli aspetti peggiori sono legati esclusivamente a questioni di carattere sociale ed economico. La fatica, gli orari assurdi ed i chilometri che macini in furgone te li dimentichi ogni volta che a fine concerto qualcuno che non conosci ti dice che gli sei piaciuto. Il vero problema, quello difficile da superare, sta nel fatto che molte persone  non riconoscono quello del musicista come un lavoro vero. C’è chi ci sostiene la famiglia con questo lavoro. La mancanza di riconoscimento sociale però deriva spesso dagli atteggiamenti di alcuni di noi, che si ritengono dei professionisti senza esserlo veramente. E’ il credersi dei professionisti solo perché fai 20.000 visualizzazioni su youtube il vero aspetto negativo di questo mondo.


2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo?
Partiamo dal presupposto che per me i talent show e la musica sono due mondi separati. X-Factor funziona per gli stessi motivi di Master Chef. Non è la musica o la cucina che li fanno funzionare, ma la narrazione della vita del concorrente e il giudizio sul suo operato. C’è un meccanismo che porta lo spettatore a sentirsi parte di quella cosa e ritenersi idoneo a criticare o commentare le scelte dei “giudici”. I talent Show sono solo intrattenimento televisivo. Immagineresti un talent show musicale alla radio? Beh, in fondo parliamo di musica, no? Quale mass-media migliore della radio! Quando la smetteremo di raccontarci che X-Factor e The Voice sono programmi a contenuto musicale forse capiremo perché in testa alle classifiche ci stanno schifezze come “Andiamo a comandare”.  
3) Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?
Credo che quando un artista ha veramente qualcosa da dire, debba sentirsi moralmente obbligato a dirla. Non mi piace però chi si schiera in modo retorico o parla per frasi fatte. Si può parlare di politica e di società in mille modi diversi. Lo hanno fatto De Andrè, Battiato, Guccini, i CCCP, i 99Posse e pure la Bandabardò. Ognuno a suo modo, chi con eleganza, chi con riflessioni profonde, chi con rabbia generazionale e chi, purtroppo, con una retorica che a me risulta profondamente indigesta. Spesso ci si lancia su un tema solo perché ha un richiamo nell’opinione pubblica ed è sbagliato scrivere di cose che non si conoscono fino in fondo. Vedi il fenomeno dei nuovi Rapper italiani. Alcuni di loro parlano spesso del disagio delle periferie, della frustrazione delle giovani generazioni. Poi scopri che alcuni di loro sono trentenni, figli di ricchi professionisti Milanesi.  
4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?
Se il compromesso prevede un cambio radicale della mia natura artistica, la risposta è no. Ma solo per una questione di verità. L’arte funziona quando è vera. Non riuscirei a stare a mio agio in una veste che non mi appartiene. Certo, non bisogna mai fare l’errore di ritenersi sempre nel giusto. Ma il compromesso tra la propria arte ed il gusto del pubblico deve essere un motore per la propria crescita artistica, non per il raggiungimento del successo. Bisognerebbe avere le orecchie aperte per cogliere i mutamenti nelle tendenze, osservarli e farne tesoro. Non inseguirli a tutti i costi.

5) Pensi che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?
Questa domanda bisognerebbe porla alla mia compagna, che mi sopporta e mi supporta (e all’occorrenza mi bacchetta) in tutto quello che faccio come artista. Il “fare musica” incide in ogni aspetto perché è una delle grandi spinte propulsive della mia vita. Influenza i rapporti di amicizia, i luoghi che scelgo per trascorrere le serate, quello che guardo al cinema, i concerti che vado a vedere, come mi vesto e come spendo i miei soldi. Tutto questo non può non aver ripercussioni sui rapporti con le persone che mi stanno attorno, per fortuna. Sarebbe un incubo essere circondati soltanto da persone che hanno interessi diametralmente opposti ai miei.

6) Sei legato alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?

Io sono Siciliano. Ho vissuto tra Siracusa e Catania per 30 anni ma vivo a Torino da più di tre. Non mi sento particolarmente legato alla mia città di origine. Anzi a volte la detesto pure. Piuttosto mi sento legato al mare, alle estati siciliane e alla mia casa di campagna. Mi manca la raccolta delle olive in autunno e delle mandorle in estate. Le cene in veranda, il forno a legna e la focaccia mangiata sugli scogli. Però mi piace Torino, mi piace tanto. È una città viva e vivibile, offre tanto senza chiedere sacrifici insostenibili. Ho la fortuna di vivere nel centro storico, mi muovo spesso in bicicletta e quando la sera torno a casa, resto sempre appagato dalla bellezza dei vicoli del quadrilatero romano. I torinesi magari non ci fanno caso, ma queste sono cose che non tutte le città sono in grado di offrire. Direi che in questa fase della mia vita, Torino è il posto in cui preferisco vivere.

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1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

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