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SKELETON TREE - La recensione

Qualche giorno fa sono corsa a comprare Skeleton Tree, il nuovissimo album Di Nick Cave & The Bad Seeds.
Da qualche settimana ormai si è creata una grande attesa per quest’album, accompagnato dal Docu-film One more time with feeling -nelle sale italiane il prossimo 27 e 28 settembre – seguendo la scia del disco e docu-film precedenti, Push the Sky Away raccontato dalla pellicola 20000 Days on Earth (2014).


Skeleton Tree si presenta in modo molto semplice, con una copertina nera, di cartone, una scritta verde a computer ad indicare band e titolo, e per proteggere il disco una più piccola busta con un Nick cave intento a scrivere i testi, che però, non vengono riportati su cartaceo.
Nella sua semplicità, ho trovato subito molta intimità e oscurità.
Questi infatti, due degli elementi essenziali delle canzoni. Un disco di appena 40 minuti che racchiude una escalation di sensazioni fortissime, raccontate sottovoce da Cave.
La sensazione da primo ascolto è stata “vedere” in questa escalation, un’ oscurità che pian piano, da circa metà disco, sa risorgere diventando quasi liturgica.
Insomma, avete presente? Come quando ci si sveglia la mattina all’alba e tutto è così lento e luminoso, ancora con pochi suoni dove tutto sembra allargato. Questa la sensazione che mi si è presentata nelle tracce Distant Sky e Skeleton Tree.
Queste nuove sonorità elettroniche dei Bad Seeds con il pianoforte e la voce di Cave che le accarezzano riescono a lasciarti sospeso dall’inizio fino alla fine, con una linearità e una costanza che ti entra dentro senza che tu abbia avuto il tempo di chiedertelo, o di chiederglielo.
Magneto è sicuramente una delle tracce (ed è esattamente a metà disco) che riesce appieno in questa sospensione, al contrario della traccia iniziale Jesus Alone, con questo Loop di synth e archi e una voce quasi monotono di Cave che ripete “With my voice I’m calling you” che riesce a farti stare con il fiato sospeso, come fosse una caduta. Così le seguenti tracce, fino alla redenzione di cui prima.
Si è parlato tanto di questo disco e ci si chiesto se questa oscurità fosse dovuta anche alla disgrazia familiare dello scorso anno dello stesso Cave, da cui però non ne verremo forse a conoscenza fino all’uscita della pellicola.
Quello che è certo, a mio parere, è che è un disco assolutamente da assaporare, magari ad occhi chiusi e da cui farsi trasportare.
Il mio amore per Nick Cave & The Bad Seeds conta solo pochi anni, ma è un artista che mi ha piacevolmente sconvolta.
Non so se è o diverrà uno dei dischi più belli, ma ne consiglio vivamente l’ascolto e la scoperta.
Come per me,  alcuni dischi come A Boatman’s Call, Nocturama, No more shall we part, Murder Ballads e Let Love in, rivelano questo artista così dolce e allo stesso tempo così violento che sa raccontare tanta vita e tante emozioni.
E il titolo “One more time with feeling”, questa volta, non può che essere più vero.

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