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RIFORMA - L'intervista

“Ciao Carissimo” è l’album d’esordio dei Riforma. Un lavoro istintivo che riflette e traduce su disco la lunga esperienza live maturata dal terzetto di Grosseto negli ultimi dieci anni. Otto brani sospesi tra alternative rock, cantautorato e tracce di new wave, realizzati quasi interamente in presa diretta al Mono Studio di Milano con Enea Bardi (Jack Jaselli, Sananda Maitreya, Paola Turci ecc.).

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Giuro che ci ho pensato, sarò retorico ma sinceramente nel fare musica non ci trovo niente di negativo!



2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo?

Anche a me è capitato di “criticarli” ma non per snobismo fine a se stesso, semplicemente è un mondo che artisticamente non mi appartiene, lo vedo e lo sento molto lontano dal mio personale concetto di musica, di arte. Sul fatto che abbiano così tanto successo, credo che sia riferito a questo momento storico, alla società di adesso, a come ora viene percepita la musica, poi sicuramente il pubblico essendo esterno al sistema rispetto ad un musicista, per forza di cose risponde all’input in modo diverso.

3) Credi che un artista debba schierarsi politicamente? Approvi la politica nella musica?

Non ho e non abbiamo mai preso in considerazione di inserire la politica nelle nostre canzoni, detto questo, apprezzo chi lo fa in modo naturale, capace e intelligente, è un argomento delicato ma che può diventare qualunquista ed io odio il qualunquismo rispetto ad ogni argomento, figuriamoci su qualcosa che riguarda tutti da così vicino.

4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?

Il significato della parola compromessi è particolarmente vasto, quindi andrebbe valutato il tipo di compromesso. Per adesso non è mai successo, magari può essere capitato di aver smussato alcuni nostri aspetti artistici, ma in questo caso è stata più una cresci spontanea dopo tutti i vari confronti avuti nel tempo.

5) Pensi che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?

Assolutamente si. Io vivo la musica in modo molto intimo ma il fatto che le vibrazioni che io possa provare, riescano in qualche modo ad arrivare a chi ti vive, a chi ti incontra, a chi ti sfiora è la cosa che più mi colpisce, mi affascina. Comunque è parte di me e arriva inevitabilmente, nel bene e nel male.

6) Sei legato alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?

Ecco, Grosseto non è una città con grandi sbocchi artistici, ma si, è la città che adoro, ci sono nato e come tutte le città piccole o grandi ha i suoi pregi e difetti. Certo, avrei e avremmo potuto spostarci altrove, ma non è successo e se non è successo non sto a chiedermi troppo il perché, si vede che ci è andata bene così, senza rimpianti e rimorsi, tanto si sa che il “però se avessi…” è sempre dietro l’angolo, ci può stare, magari sarebbe successo altro, ma non ci è dato saperlo.

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2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

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