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1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

L’aspetto positivo in assoluto è il fare il lavoro che si ama e farlo con la creatività, farlo insieme ad altri

e vedere che quello sforzo creativo compie un giro, un ciclo, un cerchio che si chiude….dalla tua testa, nella tua stanza, sulla chitarra….al computer,
sul tuo quaderno.
Tutto parte da li e poi viene provato, suonato, poi inciso, mixato, masterizzato ed infine diffuso, promosso e, se va bene, amato,
acquistato e cantato da altre persone. Tutto questo, attenzione, è uno sforzo faticoso ma bellissimo ed unico.
Cosa si può chiedere di più dalla vita?
L’aspetto negativo è la mancanza di certezze anche minime per migliaia di musicisti ed artisti che spesso in Italia producono
lavori di qualità. Per questo esercito di persone non c’è un minimo di rete di protezione. Eppure un paese moderno e sviluppato,
seppur con tutti i problemi che ci sono in Italia, dovrebbe rendersi conto che senza artisti si diventa più poveri e cinici.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo?
 
Io non sono contro i talent, chi ne parla male spesso vorrebbe andarci o comunque smetterebbe di parlarne male se gli
fosse permesso di andarci a suonare e cantare. Detto questo io credo che da noi, nei nostri talent show, a differenza di quanto accade in altri paesi,
il mezzo televisivo sovrasti la musica. Raramente un talent italiano dà spazio anche a generi musicali meno “televisivi”.
In Inghilterra si sono viste ragazzine andare a suonare anche solo con un ukulele, un mandolino americano etc…. QUesta è l’unica critica
che mi sento di fare davvero….
 
3) Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/ Approvi la politica nella musica?
 
Comprare una mela al supermercato o da un consorzio a km zero è già una scelta politica… quindi tutto è politica se a questo termine
diamo il significato nobile che gli spetterebbe. Se invece parliamo di appartenenza, beh…il punto è sempre il modo in cui viene fatta una operazione
di dichiarazione di appartenenza.
Non mi piace la tifoseria, ma se il pretesto è poeticamente e narrativamente forte, se l’autonomia artistica viene prima del contenuto veicolato, allora si può anche esprimere
una appartenenza. La politica in musica funziona quando funziona la canzone, la poesia….altrimenti è una boiata come qualunque altro contenuto mal veicolato.
 
4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?
 
Certo, ma dipende da qual è il compromesso. In cima alle priorità “dignitose” c’è sempre quella di pagare le bollette e di campare la famiglia, ma
il tutto deve essere dignitoso e coerente con quello che si è.
 
5) Pensi che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?
 
Influenza molto…esiste una sorta di egoismo dell’artista, è un qualcosa che gli serve per piegare parte di ciascun senso all’osservazione e alla creazione.
A volte per fare questo si sottrae parte di se stessi al normale “donarsi” a chi ti è vicini. Da un lato è una condizione necessaria, dall’altra è una cosa da tenere
sotto controllo perché può farti diventare cinico, egoista… in realtà nessuno è totalmente autosufficiente dal mondo che lo circonda.
 
6) Sei legata alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?
 
Beh come romano a Milano vivo una condizione strana. A volte vengo visto come “straniero” dai miei nuovi concittadini, e vengo visto come uno
che se n’é andato dai miei concittadini di Roma. Quindi è una condizione strana. Inoltre ogni volta che torno a Roma per lavoro non riesco mai a vedere
tutti gli amici che vorrei, quindi li incontro dopo un mio concerto, tutti insieme per un paio d’ore… e alla fine è come non aver visto nessuno.
Vorrei vivere al mare ma credo che Roma sia sempre il posto dove un giorno tornerò a vivere.