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GEDDO - Conosciamolo

      1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?
L’unico aspetto negativo oggi del fare musica consiste nelle difficoltà economiche che si devono affrontare. Ho conosciuto molti talenti che si sono persi nel tentativo di amministrare oculatamente il corto giro delle entrate ed uscite giungendo a compromessi isterici da cui non si sono ripresi. Difficilissimo non essere costretti ad affiancare altre e diverse attività per salvaguardare la propria indipendenza. L’aspetto che invece apprezzo di più è la diversa concezione del viaggio e del tuo paese che la musica ti svela. Ho sempre viaggiato molto ma fare chilometri per suonare è un’altra cosa. Ti rendi conto che il classico weekend fuori, incastrato nell’ansia di vedere tutto in due giorni, ti impedisce di vivere davvero un luogo. Invece la musica si rispecchia nell’accoglienza, nello staff del locale o negli organizzatori, nel pubblico e nell’ospitalità; ne succhia l’energia e la forza; per chi fa musica vera, diretta, verace nascono anche affinità con chi ti viene a vedere che spesso rimane in contatto, ti scrive, ti sostiene nel tempo anche a distanza. E quella è la cosa più bella. 
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo?
Perché è televisione ed è televisione fatta bene. Luccica e non costa il sacrificio del percorso. E’ un o la va o la spacca. Cosa perdi? E’ come una lotteria per chi ha talento. Ma è anche uno scivolo. Partire dalla cima vuol dire scendere. Io non ho critiche particolari contro i talent basta che li si prenda per quello che sono: televisione. La musica è un’altra cosa. La musica è il tuo essere musicista, esserlo nella vita, combattere per esserlo e rimanerlo, conquistare le persone. Non è certo colpa dei talent se c’è un grosso tappo artistico in Italia. La colpa è delle radio ( più che altro di quelle locali ), dei negozi e, solo in parte della televisione. Manca il circolo virtuoso che c’è dove si diffonde meglio musica occidentale: le radio locali invece di scimmiottare i grandi network dovrebbero promuovere e qualificare artisticamente il territorio. Purtroppo decenni di Sanremo hanno creato il ghetto degli emergenti e tu finisci in quel ghetto senza via d’uscita finendo con l’essere emergente a 50 anni a prescindere da quello che sei, che fai e dal successo in proporzione a quello che pubblichi. Ci accontentiamo del web che in mezzo al fumo lascia a volte intravedere qualche gemma.

3) Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?
Credo che un’artista debba essere libero. Pertanto né deve schierarsi né deve non schierarsi. Deve seguire la propria ispirazione e lucidità. Oggi, da un certo punto di vista, ci sarebbe un gran bisogno di canzone politica (non politicizzata), sociale, per riuscire a decifrare il complicato mondo contemporaneo ma, se usciamo dalle canzoni slogan, ci accorgiamo che è difficile perché il mondo globale è molto più complicato da interpretare rispetto al mondo in blocchi di qualche decennio fa. Sono rientrate in campo le religioni, la politica si è evoluta (?) in istituzioni contro movimenti; populismi e propaganda sono ormai meccanismi subliminali e invasivi.
Servirebbe un’arte lucida e indipendente ma per prima cosa allora servono artisti lucidi e indipendenti.

4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?
Ritengo il compromesso un fatto assolutamente accettabile e, a volte, anche necessario nell’esibizione musicale ma occorre distinguere bene tra il fare qualche compromesso e snaturarsi. Snaturarsi è pericoloso per la propria identità artistica, sbagliato dal punto di vista dell’onestà verso il pubblico e provoca incoerenze nei percorsi e nelle carriere artistiche che rischiano di corrompersi irrimediabilmente. Ogni artista ha una sua linea e, in un mercato che ha perso ogni connotato di mecenatismo e produzione esterna, deve fare tutto quello che può per promuoversi e raggiungere un pubblico più vasto ed eterogeneo possibile. L’importante è che però venga fuori la linea, lo stile, la visione e gli orizzonti dell’artista perché nell’aderire a cliché si diventa meccanismi prevedibili e sostituibili oltre che prescindibili a breve termine.

5) Pensi che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?
Influenza profondamente ogni tipo di rapporto e incide in maniera invadente sulla vita affettiva e familiare. Questa è perlomeno la mia esperienza; l’esperienza di chi comunque sente in profondità la connessione tra se e l’opera che cerca di realizzare. Tanto più oggi che la maggior parte degli artisti ha un rapporto molto più personale e profondo con la comunicazione, con la promozione e con l’esposizione di se stesso e l’immagine. La fama non c’è; è privilegio di pochi. Ma proprio nella giungla sottostante dove si combatte per avere visibilità, serate e attenzione il logorio è all’ordine del giorno e chi ne fa le spese, facilmente, sono i rapporti privati e familiari.

6) Sei legato alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?
Vivo in una bella cittadina della Riviera Ligure che si chiama Albenga e, sinceramente, non credo di avere il diritto di lamentarmi dato che è una bella città storica che ha una vita culturale attiva e orgogliosa nell’ambito di un territorio molto vario e affascinante. D’altra parte credo sia naturale che un mondo piccolo abbia anche dei contro congeniti ma cerco di rimanere cosmopolita pur godendomi la tranquillità delle piccole dimensioni. Credo che davvero l’Italia sia un paese bellissimo pieno di luoghi in cui sarebbe bellissimo vivere. Se dovessi spostarmi vorrei forse tornare in una città, direi Genova, Milano o Roma. 


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1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

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