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ERICA ROMEO - La sua intervista

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Non credo che il fare musica possa avere un aspetto negativo: smuove la creatività, fa riflettere, ti da la possibilità di aprirti e comunicare ciò che pensi e provi, attraverso le note e le parole.
In più ti permette di salire su bei palchi, viaggiare, conoscere tanta gente.
E’ probabilmente uno dei lavori più belli al mondo.
Certo che se viene contestualizzata al Paese in cui viviamo, trapelano dei lati complessi, dovuti alla mancanza di un mercato vero e libero e con sé la meritocrazia, poca conoscenza in generale di ciò che è musica e del panorama internazionale, e quindi poca attenzione da parte delle persone di ciò che suoni e come suoni; problemi dovuti dal contesto in cui siamo e non certo dal “far musica”.
Ma a prescindere da tutto, fare musica è una cosa immensa, che probabilmente non smetterò mai di fare.




2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo?

Analizziamo il panino del Mc Donald: il panino del MC Donald trasuda scarsa qualità da tutti i pori, eppure piace. Piace perché ci hanno insegnato che è buono, con pubblicità fatta bene, packaging accattivanti. E poi è veloce, immediato. Anche io a volte nutro il desiderio infinito di farmi del male e lo compro (e lo mangio). Ma so che sto mangiando schifezza.
I talent sono come il fast food: offrono spettacolo a bassi costi, con un prodotto preconfezionato e spesso di cattiva qualità, però accattivante.
Si basano solo ed esclusivamente sul marketing e mangiano sull’ignoranza musicale presente nel bel Paese.

3) Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Parto dal presupposto che ognuno è libero di scrivere ciò che vuole, quindi lungi da me sentenziare su ciò che è giusto o meno.
Amo e ho amato i cantautori italiani, De Andrè, Guccini, Fossati ecc... che hanno sempre portato un messaggio politico o quanto meno sociale.
Personalmente preferisco non parlare di politica e caso mai raccontare mie esperienze che affrontano temi sociali più o meno attuali.

4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?

Dipende dai compromessi. Se il compromesso cozza troppo con i miei valori e principi, rimango nel mio non-successo in totale serenità.

5) Pensi che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?

Ogni cosa che facciamo influenza i rapporti. Non è che fare musica ha modificato le mie relazioni, piuttosto il fatto di come l’ho fatta e la faccio: ho viaggiato tanto, ho basato la mia intera vita sulle mie ambizioni, scegliendo così di coltivare pochi rapporti ma duraturi e veri. Alla soglia dei 35 mi rendo conto che le mie coetanee hanno già famiglia e un lavoro più o meno stabile.
Io ho due gatti. E tante cose da raccontare.

6) Sei legata alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?

Ho lasciato la mia città per poco meno di 10 anni e ci sono ritornata da qualche mese. Sono legata alle mie montagne, non alla città in sé.
Ho vissuto quasi 6 anni a Roma, 1 anno a Dublino, 3 anni a Milano, e la cosa che più ho compreso in tutto questo girovagare è che non posso più rinunciare al contatto con la natura. Quindi auspico un futuro lontano dal grigiume delle città.

www.ericaromeo.com


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1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

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