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CHIAMATECI LA BEFFA

Una band nata nel 2010, che ha all'attivo un primo disco, Divertissement, che ha ottenuto ottime recensioni, ha deciso di fare una scelta controcorrente. Cambiare il proprio nome, da The Hoax a La Beffa.

Una scelta difficile e sentita, non semplice da prendere. Loro lo hanno fatto, ed ora ci spiegheranno perché.

1) Partiamo subito dalla domanda essenziale: da dove nasce la necessità di cambiare il nome della band?

Il problema è sorto da due necessità pratiche: in primo luogo ci siamo resi conto dopo qualche tempo di avere una blues-band omonima in Inghilterra (“The Hoax”) attiva da più di dieci anni, di conseguenza il nostro pubblico ha sempre avuto difficoltà a trovarci in rete. Abbiamo raggiunto il colmo lo scorso novembre, quando Spotify caricò il nostro primo album  sul profilo degli Hoax sbagliati.
L'altro motivo è che si trattava di un nome ostico: è una parola davvero poco comune, si scrive molto diversamente da come si pronuncia, non rimane in testa e non rimanda a nessun significato.
Posso giurare che nessuno ci ha mai presentati su un palco pronunciandolo correttamente.



2) Come mai avevate scelto il nome di Hoax e cosa vi ha spinto a scegliere ora, La Beffa?

Nel 2010 fondammo il gruppo in 3: Charles (chitarra), io (voce) e Paolo (chitarra), che lasciò la formazione dopo un paio di anni. Fu lui a scegliere il nome, se non ricordo male per averlo letto su una audiocassetta che aveva in casa. Non mi pare ci fosse un significato particolare dietro, ma ci eravamo particolarmente affezionati.
“La Beffa” è la traduzione letterale di “The Hoax” (scherzo, burla, inganno, bufala...). Si tratta di un significato che col tempo abbiamo iniziato a fare nostro, perciò al momento di valutare alternative non ne abbiamo trovata nessuna che ci calzasse meglio.

3) Un nuovo nome è anche simbolo di un cambiamento. E’ un concetto che tocca anche la vostra produzione artistica?

Sentiamo di stare crescendo artisticamente: sentiamo il nostro cambiamento in corso e ne intuiamo la direzione. I nostri primi anni di attività sono stati persino stagnanti se paragonati al rush iniziato l'estate scorsa con la produzione di “Divertissement”, il nostro primo album.
Ora che anche questa estate volge al termine ci prepariamo per un'altra rush! Stiamo lavorando a un progetto che proprio nelle ultime settimane sta iniziando a prendere forma in sala prove.

4) Nuovi brani in lavorazione, un nuovo nome, quali altre novità ci sono nel futuro della band?

Tanto il sound quanto i contenuti cui stiamo lavorando sono l'evoluzione del nostro primo progetto. Speriamo di entrare in contatto con una persona con cui condividiamo affinità artistiche che possa rendere al meglio lo sviluppo del nostro sound in un lavoro di produzione.
Ovviamente nel frattempo non ci fermeremo mai dal vivo, ma questo non rientra tra le novità.

5) Il vostro primo disco è un concept album. E’ stato difficile affrontare la scrittura di questo disco?

È stata una grossa sfida: c'erano 10 testi da scrivere, i tempi erano strettissimi e personalmente non avevo mai scritto prima canzoni in italiano se non qualche verso per diletto. L'ho affrontata nell'unico modo possibile: una full-immersion assoluta.
L'esperienza, per quanto in quell'occasione fosse un po' forzata dalle circostanze, mi ha illuminato riguardo al fatto che questa è l'unica maniera possibile di portare a termine il lavoro artistico: è un lavoro a tempo pieno, 24/7, in cui quello che sei coincide con quello che fai.
È costato una bella dose di estraniazione dal mondo, perciò è toccato fare dell'estraniazione un piacere: si tratta di un tema trasversale all'album intero.


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