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ALESSANDRO VENTURA - Il Panda che divenne grafico

1) Ciao Alessandro e bentornato sul nostro Blog. Innanzitutto complimenti per il restyling del logo. E’ molto diverso rispetto al precedente. Vuoi dirci cosa ti ha guidato verso questa soluzione?

Ciao Marco!
Siamo tornati alla carica con il nuovo logo e nuove prospettive. Il vostro slancio e la vostra cooperazione sono stati importante per raggiungere l’obiettivo che ci siamo fissati.
Il cambiamento è stato necessario. Diciamo che dai primordi l’identità di Indiependence era definita più dagli eventi organizzati e dalle locandine, come è giusto che sia nel momento in cui si lancia un progetto che coinvolge il pubblico e che deve conquistare grazie ai suoi contenuti, che sono in continua evoluzione.
Con i presupposti del lavoro fatto fino a prima dell’estate, con il riassetto dell’associazione, con le nuove idee ed i progetti per il futuro era necessario che anche il pubblico vedesse finalmente Indipendence con occhi nuovi. Per questo ho optato per un design che mettesse al centro quello che è il cuore e l’anima del progetto: la musica e il valore aggiunto dell’Indie.


2) L’aspetto è volutamente molto vintage. E’ stato difficile arrivare a questo risultato?

Eheh, è vero, nasce da un pensiero vintage, ma in realtà interagisce con lo sguardo di chi lo osserva, quindi è un po’ “social” (passami il termine). Beh, per cominciare, il lavoro di un designer nella realizzazione di un logo è sempre molto difficile anche se nel nostro mestiere è forse la sfida più affascinante: sintetizzare una missione, degli ideali e delle sensazioni in un singolo elemento grafico non è mai un gioco da ragazzi: ci voglino preparazione, studio e intuizione.
Nel caso del logo di Indiependence nasce tutto dall’idea che la musica abbia avuto il suo boom di distribuzione quando sono arrivati 78 giri e poi 33 e 45 (i “vinili”), che hanno portato la musica della gente alla gente e creato il vero mercato discografico. Ma nel tempo la musica è cambiata e mi sono lasciato prendere dall’idea che il musicista indie-pendente sia un artista “out-of-the-box”, con un pensiero stra-ordinario, non convenzionale e con la possibilità di vedere e interpretare la musica da un punto di vista diverso. Ed eccoti li: fuori dagli schemi della musica convenzionale ma protagonista, perno del braccio che muove la puntina sul disco.

3) Come abbiamo già detto in passato, sei un grafico con molta esperienza alle spalle. Da “uomo del mestiere”, cosa ti colpisce in un logo?

Come ti ho detto prima, il mondo del branding è affascinante, ma anche “pericoloso”. Spesso si vedono in giro loghi che di sintentico ed espressivo non hanno niente, sono solo delle immagini, a volte neanche molto semplici per l’occhio umano, che mostrano qualcosa di inerente alle richieste del cliente. Il bello dei loghi è che spesso hanno dei significati visivi quasi nascosti in bella vista (la C sul logo di Carrefour, il sorriso sul logo di Amazon o la freccia in quello di FedEx), che ti danno qualcosa di più. A volte li vediamo ma non ce ne rendiamo conto e danno un valore aggiunto all’impatto del logo, senza che ce ne accorgiamo. Ok, sono “seghe mentali” da grafico, spesso, ma sono quei dettagli che rendono un logo unico.
Ma quello che mi colpisce di più è la sua semplicità, di solito. Dal mio punto di vista, più un logo è visivamente “diretto”, più il tratto è pulito e le forme usate sono semplici, e più si arriva facilmente nella testa delle persone: il messaggio deve essere chiaro e trasmesso in maniera semplice e ingegnosa.

4) Secondo te quali sono le “regole auree” per collaborare felicemente con un grafico?

Ci vuole prima di tutto la fiducia. Come quando vai dal tuo macellaio: lo conosci, sai dove prende la carne, che te la pulisce e te la taglia come si deve e soprattutto che è buona. “Vado da lui perché mi fido”.
Nel momento in cui si stabilisce un rapporto di fiducia, si crea sempre al top, ma ci vogliono abnegazione e spirito critico da entrambe le parti (ma non troppo) per arrivare ad un risultato che soddisfi sia le esigenze del committente che le necessità tecniche dettate dal professionista e instradate dalla creatività.
In sintesi: fiducia, apertura mentale e spirito critico (e autocritico) sono fondamentali nella cooperazione tra designer e committente.

5) Sei soddisfatto del logo realizzato per Indiependence o avresti cambiato qualcosa?

Domanda trabocchetto ;-)
Un grafico, che ci tiene davvero al proprio lavoro, raramente è soddisfatto al 100% del proprio operato. Siamo i re dell’autocritica e pensiamo che si possa sempre fare meglio.
Ma nella storia di un progetto c’è sempre tempo per migliorare. Einstein diceva che “la misura dell'intelligenza è la capacità di cambiare”, quindi non bisogna avere paura di crescere ed evolversi, anche nell’immagine che diamo a coloro che apprezzano i nostri contenuti: se non li tradiamo, saranno sempre entusiasti del nostro operato anche se ci presentiamo truccati come i Kiss.
Quindi, sì, sono soddisfatto del logo di Indiependence perché trovo che grazie anche al vostro contributo abbia tutto il necessario per trasmettere il vostro pensiero alla gente, ma non vedo l’ora che tra qualche anno veniate a dirmi “senti Ale, ma non ti sembra che sia arrivato il momento di cambiare un po’?” :-)

A presto e grazie a voi!!

Grazie ancora e ancora complimenti!


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