Il portale della musica Indie italiana

Parliamo di un pellegrinaggio.
Non verso la città di Calcutta, bensì verso un concerto di Edoardo D’Erme, in arte appunto, Calcutta.

E’ il pellegrinaggio che molti hanno provato ad intraprendere ieri sera, per vedere l’autore (attore?) di Mainstream in concerto al museo Ettore Fico di Torino.




La serata, organizzata dal To-Days Festival, si preannunciava alquanto interessante. Non capita tutti i giorni di vedere l’enfant prodige della musica indie, in concerto con un coro gospel. Per di più gratis.

E qui, forse proprio in quella piccola parola, risiede il vero problema.

Gratis.

Sono le 21:00, la fila è già lunga e le transenne arrivano a delimitare solo pochi metri dall’ingresso. 
Alle 22:00 è prevista la distribuzione dei biglietti per l’ingresso, gratuito e consentito solo fino a esaurimento posti.

Alle 21:30 uno dei volontari ci avvisa che dalla nostra posizione, riusciremo comunque ad entrare.

Finalmente le 22:00. Inizia il pellegrinaggio. Ci si avvicina poco, un passo alla volta ed in modo poco ordinato. 

L’assenza di transenne a delimitare una coda si fa sentire, considerato che una parte della fila sosta in mezzo ad una strada e prosegue per due isolati.

Gruppi di persone si aggregano in modo disordinato, passando da un posto all’altro e rendendo impossibile mantenere un ordine.

Arrivano le 22:30 e con loro, la notizia che i posti sono esauriti. 
Ci troviamo a più di 20 metri dall’ingresso.

I volontari e gli addetti, gentili e competenti, ci spiegano che non c’è modo di entrare.

Qualcuno protesta, qualcuno si rifugia al bar, qualcuno va a vedere John Carpenter, leggenda vivente inclusa sempre nel cartellone del To-Days.

Qualcuno scrive. Su Facebook iniziano a comparire dei post polemici (pochi) per via della scarsa organizzazione.

Alla fin fine, ci si disperde. E’ andata male, sarà per un’altra volta. 
Alla fin fine, non è costato nulla, era gratis.

Gratis. 

Il pubblico ha una sua logica ed una sua dignità. Un concerto gratis, non è una concessione. E’ un’iniziativa dell’organizzazione e va organizzata con tutti gli accorgimenti del caso.

Non si tratta di essersi persi un concerto, quello lo si può mettere in conto.
A far indignare di più, è stato l’essere superati.
L’essere lasciati indietro e non considerati.

Senza ordine né vigilanza. 

C’erano alternative, certo. Accrediti on line, ritiro di un biglietto a persona all’apertura della biglietteria, prenotazione via mail, ecc.

Tutto preferibile alla logica della massa che si accalca e si supera, senza considerazione.

Sono piccole cose paragonate alla vastità dell’universo, però hanno la loro piccola importanza. 

Io non mi arrabbio, guardo e penso che mi piacerebbe entrare e parlare con la ragazza dai capelli rossi che ho visto vicino all’ingresso ma lei è dentro e io no. 

Quindi giuro che ritorno a casa e mi guardo un film, magari “Grosso guaio a Chinatown”.