Il portale della musica Indie italiana
    Cantante autrice e compositrice, Monica P ha imparato a scrivere e suonare in modo diverso, imprevedibile e slegato dalle convenzioni.Indipendente e diretta, sempre alla ricerca del nuovo, prova a tradurre quel suo “noise” interiore – pulsante, quasi ossessivo – che non l’abbandona mai. Conosciamola.
 
    1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?
 
    Del farla? Solo aspetti positivi! Ti esprimi creando qualcosa che rimarrà per sempre e allo stesso tempo risparmi persino sullo psicologo!  😉   Gli aspetti negativi sono soltanto legati al mercato discografico e a tutto quello che gli sta attorno, ma quello è un altro discorso. Se fai musica dicendo davvero quello che vuoi dire, e non per piacere per forza a qualcuno rientrando in dei canoni più o meno standard, allora la musica diventa un mezzo espressivo e comunicativo potente e meraviglioso.

    2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo?
 
Siamo nell’era dei Social e del Grande Fratello. La gente vuole sentirsi protagonista. Chi non ama stare al centro dell’attenzione ama almeno farsi i fatti degli altri. Chi partecipa a un talent crede di potersi giocare “la carta del successo” e chi lo guarda comodamente da casa ha un appuntamento fisso con un teatrino di spettacolo, critiche, liti ed emozioni che alla fine lo coinvolgono. Crede anche di avere il potere di decidere della sorte dei partecipanti, e questo lo coinvolge. Diventa come essere in una grande famiglia, ognuno si identifica in un ruolo. Se ci pensi, cos’è più interessante? Cosa ti rende più attivo e onnipotente?
    3) Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?
 
    Un artista non ha nessun obbligo o dovere. Se la musica è arte e l’arte è libera espressione di se stessi…allora ognuno è libero di fare quello che gli pare. A me personalmente non è mai piaciuto mischiare musica e politica, amo però esprimere i miei punti di vista e le mie emozioni di fronte al mondo e alle situazioni spesso tragiche, ridicole e paradossali in cui siamo immersi, ma sempre come fosse un semplice ritratto della società in cui viviamo. Molti grandi artisti del passato (anche poeti e pittori) davano – attraverso le loro opere – una visione della società, filtrata dai loro occhi, che magari il più della gente non vedeva. Mi piace pensare all’artista come un animo sensibile che descrive il mondo e porta chi lo ascolta a riflettere e ad emozionarsi. Lo schieramento politico è un’altra cosa.
    4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?
 
    Dipende da qual è il compromesso. Una volta avrei risposto di certo di no. Adesso, che conservo il mio animo ribelle ma che faccio musica da un po’, capisco bene che rimanere in una nicchia non porta certo la visibilità che chi ha qualcosa da dire spererebbe di avere. E’ chiaro che, se parli a qualcuno, vorresti che dall’altra parte fossero in tanti a sentire. Non accetterei di rendermi ridicola o di essere quello che non sono. L’unico compromesso che accetterei non dovrebbe cambiare la mia personalità. Mettiamola così: se il compromesso è un passaggio che alla fine ti permette di mostrare a un pubblico più grande quello che sei davvero, sarei stupida a dire di no. Inoltre, se un compromesso è da entrambe le parti, l’obiettivo e la sfida per me sarebbero quelli di far sentire qualcosa che mi caratterizza a chi non l’hai mai sentito.
    5) Pensi che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?
 
    Di certo sì. Ho sempre avuto meno tempo, rispetto alle mie amiche, per organizzare cene e vita mondana. Magari tu hai le prove del concerto mentre gli altri vanno al mare. Magari ti alzi di notte e devi scrivere assolutamente quello che ti è venuto in mente, e al mattino sei troppo rincoglionito per avere una conversazione brillante con il barista. Forse agli occhi degli altri a volte risulti in mondo a se’, e in fondo è così. La musica tocca un modo di essere e di sentire, è spesso al primo posto nella mia vita, e quindi tutto ruota di conseguenza, quello che può ruotare ovviamente. La famiglia ormai sa che è così, e quindi pace. E quando non è pace è rock’n’roll  😉
    6) Sei legata alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?

Torino mi piace, ma sono felice di avere avuto la possibilità di viaggiare abbastanza, già da ragazzina, mentre studiavo. Ho sempre avuto la curiosità e la voglia di esplorare altri spazi e altri linguaggi. L’idea di partire da sola, creandomi delle occasioni lavorative e avendo tutto da scoprire, mi ha sempre affascinato. E questo forse mi ha portata a non sentirmi particolarmente legata all’Italia. Ora che mi ci fai pensare…potrebbe essere arrivato quasi il momento di tornare per un po’ in America…ma non prima dell’uscita del mio prossimo disco.


Official website: www.monicap.it