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Dolceacqua, Liguria. Relax di vacanza. Da una parte il borgo storico abbarbicato sulla collina dominata dal castello, dall’altra lo splendido colpo d’occhio del torrente Nervia che allarga generoso le dolci acque. 


Il bar in cui sto prendendo il caffè è pressappoco dove due secoli fa Claude Monet dipingeva lo stesso splendido paesaggio che ho di fronte.

Ma non è d’arte, cultura e paesaggi che vado ragionando. Le casse del bar diffondono a volume apprezzabile le canzoni delle Las Ketchup, indimenticate meteore del pop che nel 2002 spopolarono in tutto il mondo con la canzonetta Asereje. È stato il tormentone più massiccio degli ultimi anni, dopo di loro nessuno ha avuto proporzioni paragonabili. Prima di loro forse la Macarena, la
Lambada.

Questo bar aveva proprio il cd, quindi mi è toccato ascoltare il disco intero, che contiene quattro o cinque versioni diverse della stessa Asereje. I tormentoni fanno un effetto strano riascoltati dopo molti anni: spesso viene da pensare “Questa merda non era poi malaccio”.

Ma non è di revisionismo pop che vado ragionando. Di colpo mi accorgo di un particolare che nel 2002, in mezzo all’ascolto ignorante collettivo di un’estate in cui limonavo non poco, mi era sfuggito.

Grease. John Travolta. Olivia Newton John. L’inizio del pezzo, quel groove di basso ballerino benché leggermente rallentato, quella frase di chitarra che ricopia esattamente il primo verso di You’re the one that I want, “I’ve got chills… they’re multiplying…”: uguale identico. Ecco l’illuminazione, sinapsi neuronali, bingo.

Perché Asereje ha fatto breccia come un coltello nel burro? Probabilmente perché a livello subliminale ci era già familiare. Il nostro cervello l’ha riconosciuta come “positiva” fin dai primissimi secondi della canzone, perché aveva già un esempio simile in archivio. Da lì in poi ha dilagato.

Il discorso non è limitato beceramente al pop. Anche nel rock, nell’indie, costruiamo i nostri gusti in base al “già sentito” metabolizzato dai nostri ascolti. L’attrazione o no per una canzone nuova dipende delle combinazioni di note di cui abbiamo già esperienza. Gruppi e cantautori fanno lo stesso, rielaborando e riscaldando senza neanche farlo troppo apposta (tranne Zucchero, ovviamente) la “loro” minestra di ascolti.

Ma coglierli con le mani nella marmellata è una delizia. In una mattina di ozio estivo in un incantevole borgo ligure va bene anche Asereje.