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BOTTEGA BALTAZAR - CANZONI E IMPEGNO

Bottega Baltazar non è la solita band. Sono una vera e propria "fucina creativa", con 5 album all'attivo e svariate collaborazioni che spaziano dal teatro al cinema, ambito in cui collaborano con il regista Andrea Segre, per cui hanno realizzato colonne sonore di molti suoi film, presentati anche al Festival di Venezia. Una carriera iniziata 14 anni fa, che li ha visti vincere molti premi (Premio Tenco nel 2011, Risonanze nel 2002, Premio Musicultura nel 2011, ecc.) e toccare sia l'Italia che l'estero. Ecco a voi, il loro punto di vista.

1)    Dopo 14 anni di attività, qual è a vostro giudizio, un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Un aspetto positivo è senz’altro legato al viaggiare, fare musica significa incontrare le persone di piazza in piazza, mettersi in cammino, fare esperienze. E’ un lavoro difficile, richiede studio, voglia di mettersi in discussione, capacità di essere aperti al confronto con i propri compagni di lavoro e con i propri limiti… A volte non è una vita facile ma può regalarti la saggezza di imparare che tutte le cose veramente preziose richiedono fatica.

2)    Musica, cinema, teatro, la vostra attività vi vede impegnati su molteplici fronti ma tra tutti questi, qual è il vostro “campo da gioco” preferito?

Le canzoni sono l’ambito in cui possiamo con maggior profondità esprimere noi stessi, tuttavia mettere la nostra capacità di fare musica al servizio di altri artisti dei quali condividiamo le idee ci dà altrettanta soddisfazione.

3)    Il vostro ultimo lavoro “Sulla testa dell’elefante” è stato registrato sul monte Summano. Vi sentite legati alla vostra terra? Ha un ruolo importante per voi nella ricerca dell’ispirazione per comporre? 

“Nostra patria è il mondo intero” cantavano all’inizio del '900 dei ragazzi dalle idee libertarie, rimasero inascoltati, ma c’è da credere che avessero ragione… La terra in cui viviamo fa spesso capolino nel nostro lavoro perché ci piace parlare di cose che conosciamo, ma le ambientazioni ci servono per trattare temi universali: l’amore, la guerra, l’incontro con il “diverso”, l’allegria e l’inquietudine propria degli esseri umani.



4)    Nei vostri brani si toccano tematiche importanti: amore, morte, religione, droga ed in particolare l’immigrazione. Lavorare alle colonne sonore delle opere del regista Andrea Segre, ha influenzato in qualche modo la vostra sensibilità su questo argomento?

Crediamo di sì, ci piace il suo modo di interpretare la realtà da un punto di vista "eretico" ma intellettualmente onesto. Da sempre ci ispirano le storie delle persone, vedere da vicino il volto di un proprio simile incrina le opinioni basate sugli stereotipi e gli slogan.

5)     Il vostro esordio discografico rendeva omaggio al grande Fabrizio De Andrè. Se doveste omaggiare un artista contemporaneo, chi scegliereste?

Nel corso degli anni a teatro abbiamo avuto modo di omaggiare scrittori, musicisti, alpinisti raccontando e musicando le loro storie. Un prossimo progetto potrebbe essere dedicato a quei poeti contemporanei capaci di raccontare con speranza i tempi confusi che viviamo. Ne abbiamo letti e incontrati molti dotati di voci visionarie ma limpide, e troppo spesso ignorate.

6)    Nel corso della vostra carriera avete suonato in Italia, ma anche molto all’estero. Ci sono differenze nel modo in cui si vive la musica dal vivo qui, rispetto ad altri paesi?

Difficile generalizzare, la nostra esperienza diretta è limitata alle piazze dove ci siamo esibiti. Una cosa però ci sembra chiara, là dove c’è attenzione per la cultura anche la musica viene vissuta in maniera più profonda ed esce dal cantuccio dell’intrattenimento per essere divertimento, riflessione, parte della vita della comunità, incontro e arricchimento reciproco tra artista e pubblico.

7)    Nel brano “Venite Adoremus”, fate un interessante parallelismo tra la Sacra Famiglia e le molte famiglie di immigrati che cercano rifugio nel nostro paese. Secondo voi è giusto dire che certe riflessioni arrivano più dagli artisti, che non dai giornali o dalle istituzioni?

E’ vero. “Non comprate i miei dischi e sputatemi addosso” rivendicava ironicamente Francesco Guccini; non ci pare che nei comizi qualcuno esclami  “non votatemi ma dirò quel che penso”… In effetti nelle voci istituzionali pare esserci sempre di fondo un calcolo di convenienza. Forse per i “guitti” prendersi il rischio di proporre riflessioni necessarie benché impopolari è anche un modo di rivendicare la propria indipendenza.

8)    Più che una band, vi definite un “laboratorio elettro-acustico”. Da dove nasce questa definizione così particolare?

Da un desiderio di libertà: quando abbiamo fondato la Bottega non volevamo entrare in una catena di fabbricazione di prodotti musicali standardizzati ma confezionare e vendere qualcosa che fosse realizzato artigianalmente e con cura nel nostro laboratorio; elettro-acustici sono gli strumenti musicali con cui perseguiamo questo scopo.

9)    Viviamo in un modo bombardato da informazioni veloci e slogan “usa e getta” serviti da mass media, politici, ecc. Secondo voi qual è il compito di un artista oggi?

Sopravvivere a queste regole spietate per continuare a coltivare liberamente - per sé e per gli altri - il proprio modo di essere e di guardare al mondo, con la speranza che possa essere condiviso.



Sito ufficiale: www.bottegabaltazar.it

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