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La questione è spinosa. Da sempre il mondo dei musicisti vede di cattivo occhio la parola concerto, di fianco alla parola dj. Noi abbiamo voluto capire cosa c’è dietro una console. Per farlo abbiamo incontrato un dj che a Torino è un vero e proprio riferimento. Andrea Margiotta ci apre uno spiraglio dietro la console. Non sappiamo se il termine concerto, sia adatto ad un dj ma una cosa è certa: per essere un vero dj, devi amare la musica. Ed è più di quanto facciano alcuni musicisti.
 
1. Ciao Andrea, come hai iniziato a muovere i tuoi passi come dj?
Ciao, ho iniziato verso la fine del 1999. Ho cominciato perché non sapevo suonare bene la chitarra, anzi facevo proprio schifo…ragion per cui ho voluto comunque proporre la musica che amavo con i cd che possedevo ai tempi. Il resto è storia di oggi.
 
2. Cosa fa nello specifico un dj? Quali sono i suoi „ferri del mestiere“?
Ti posso dire che io nello specifico seleziono la musica con 2 giradischi e mixer, quindi utilizzo dischi in vinile 33 e 45 giri, spesso occorre anche l’ausilio di un pc.
 
3.  La tecnologia ha cambiato la scena dei dj?
Si certo, molti ragazzi oggi grazie alle tecnologie e ai vari supporti miscelano musica con il pc e consolle elettroniche varie…non parliamo del tipo di musica orribile che a volte per caso mi capita di sentire in questi dehor estivi muniti di diggei.
 
4. Quali sono i requisiti per essere un buon dj?
Unico requisito è conoscere i propri dischi.
 
5. I dj set live stanno conoscendo sempre maggior successo, cosa ne pensi in merito?
Non saprei, vado spesso ai concerti e mai a sentire “colleghi” , oppure vale in parte la risposta nr.3.
 
6. Veniamo alla domanda da un milione di dollari: i dj suonano?
Chiedilo ad un musicista…comunque i dischi suonano x me!