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1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?
Uno degli aspetti positivi di fare musica è il divertimento. Il divertimento di creare e suonare con e per altre persone, nonostante le possibili difficoltà, provando a rendere unico ogni brano e ogni concerto. Dall’altra parte, un aspetto negativo di fare musica è sicuramente la disillusione e lo sconforto che spesso colpisce i musicisti. Soprattutto agli inizi è difficile fare musica e si suona rincorrendo soddisfazioni e riconoscimenti che non sempre sono ottenuti (giustamente e ingiustamente). Molti ragazzi smettono di suonare o di pensare alla musica come professione proprio perché a volte l’amarezza di non raggiungere un risultato è troppo forte.
La carriera di un musicista è fatta di tanto sudore, impegno e fatica, il tutto contornato da enormi soddisfazioni e gratificazioni che solo tramite il duro lavoro si ottengono. Ma molto spesso nonostante la totale abnegazione, si affrontano situazioni difficili che portano a pensare di mollare tutto, ed è in questi casi che bisogna fare un gran respiro, prendersi una giornata di relax e ripartire ancora più motivati di prima.


2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo?

Il mondo dei talent è vasto e si compone di musicisti competenti ed esperti, acerbi cantanti e gente inetta. Viene criticato perché si è visto che negli anni non ha portato un vero cambiamento nella musica leggera ma ha soltanto buttato nel mercato musicale centinaia di nomi con singoli e carriere usa e getta. Le persone che sopravvivono o che comunque non vengono fagocitate e disilluse da questo meccanismo, sono i cantanti e musicisti più esperti, che prendono dal talent la visibilità e poi però hanno modo di continuare la loro carriera. I giovani vengono portati su, vengono storditi dal successo e dalla possibilità di avere una futura carriera nel mondo musicale e poi quando hanno assolto alla loro funzione di fenomeno del momento, vengono scaricati e molti finiscono per crollare e abbandonare la musica.

Le case discografiche e le case di produzione televisiva, investono e creano il successo di questi programmi e dei loro concorrenti, senza puntare a migliorare la qualità dei loro prodotti e la formazione dei giovani talenti. E’ un mondo che sta cominciando a ristagnare e la puzza di marcio sta cominciando a farsi sentire.



3) Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Si può dire che un artista nel momento in cui crea non faccia politica?
La musica, come tutta l’arte, ha sempre parlato alle persone e facendo ciò ha sempre fatto politica. Nei testi dei So Does Your Mother, vengono descritti personaggi e situazioni a volte fantasiose, ma che parlano di nostre esperienze (M.D.) o di come vediamo la società (Red Leaf, Swallow). Nel momento in cui comunico un’idea sto facendo politica, al di là dello schieramento politico e dei partiti. L’avvicinamento più palese o più nascosto, di un artista, verso un preciso partito o schieramento politico, non è giusto o sbagliato, fa semplicemente parte della musica e dell’arte, nel suo flusso continuo di comunicazione o non-comunicazione.


4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?

Dipende dal compromesso. Ci sono compromessi che non snaturano e sviliscono l’artista ed il progetto artistico ma a volte lo arricchiscono. Fare compromessi è mettersi in discussione, il che per un artista è fondamentale. Poi ci sono dei compromessi che stravolgono il tutto e che piegano totalmente l’artista. Si spera sempre che chi decide di appunto compromettere il proprio progetto e la propria artisticità lo faccia con consapevolezza e senso critico, ma molto spesso ci sono giovani artisti che si fidano di chi gli propone certi cambiamenti e con la speranza di una carriera, vengono cambiati e manipolati fino a fargli perdere totalmente la loro particolarità e la loro cifra artistica.


5) Pensi che il fare musica  influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?

“Si va bene suoni, ma nella vita che lavoro fai?”, questa è la frase che generalmente le vecchie zie o le persone appena conosciute, spesso rivolgono a chi decide di fare della musica la sua professione. Noi musicisti siamo spesso visti come alieni, a volte riceviamo sguardi di compassione perché ci identificano come sicuri precari o senza tetto, ma in realtà nonostante le paure e le incertezze siamo fieri di aver preso questa strada. Gli amici ed i parenti sono i primi a sostenerci e a supportarci. Nel caso dei So Does Your Mother, le nostre famiglie e i nostri amici sono fondamentali: negli anni ci hanno aiutato nei concerti, a realizzare costumi improbabili, ci hanno supportato nelle votazioni per i concorsi, la loro energia e il loro entusiasmo ci ha accompagnato sempre negli anni ed è anche grazie a loro se 10 persone continuano a suonare e a credere in un progetto come il nostro seppur atipico per il panorama italiano.


6) Sei legato alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?
Roma è la città in cui ho mosso i primi passi musicali, dove mi sono formato come musicista e dove ho imparato a confrontarmi nel bene e nel male con tutti gli aspetti che costellano il mondo musicale, oltre al suonare. Roma è una palestra, si impara tanto ad adattarsi a situazioni improbabili e comunque riuscire a fare uno spettacolo di alto livello. E’ una città caotica ed è difficile stagliarsi un posto tra le tante band che suonano ogni giorno nei locali, però con fatica e abnegazione si riesce a farsi conoscere e a trovare il proprio spazio. Mi piacerebbe però riuscire a vivere in una città estera dove l’underground è ancora vivo, dove ci sono ancora locali che hanno delle proposte musicali sempre valide e definite, dove sai che se andrai lì in qualsiasi giorno della settimana potrai trovare un gruppo che ti piace o che qualitativamente sia valido. Una città in cui la varietà della proposta musicale è alta ma non confusa ed equivoca come molto spesso è a Roma. Vivere in un’altra città sicuramente porterebbe nuovi stimoli e nuove influenze e come compositore sono sempre alla ricerca di nuove persone e nuove idee che mi suggeriscano nuova musica e nuovi arrangiamenti.