Il portale della musica Indie italiana

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Fare musica come fruirne, è un gesto collettivo, una cosa che fai assieme e per gli altri, significa condividere le proprie emozioni con gli altri e già questo è positivo. Un altro aspetto positivo è la possibilità di plasmare e creare da zero una struttura musicale, arrangiarla con degli amici ed avere il privilegio di mettersi davanti ad altre persone che (in linea di massima) ascoltano quello che hai fatto. Cercare di coinvolgere il pubblico e creare una situazione di empatia.

Il lato negativo, riguarda aspetti che vanno al di la del fare musica, ovvero le difficoltà che si incontrano nello scontrarsi con l’organizzazione delle date o la promozione. C’è una sorta di intellighenzia nel “indie” italiano, una piccola cerchia ristretta che viaggia attraverso le testate che contano o la promozione di alcune determinate agenzie che decide ciò che “è figo” ascoltare. Ne consegue che, i nomi, diciamo, “grossi” dei locali, festival, ecc.. sono sempre quelli.

Molte volte meritatamente, altre volte meno. Non sto a fare la vittima, insomma, a noi va piuttosto bene in quel senso. Solo è piuttosto avvilente pensare che conta di più la promozione ed il marketing rispetto a fare un bel disco.

2) I talent sono spesso criticati ma a vostro giudizio, perché riscuotono tanto successo?

Non saprei cosa dirti, non ho la televisione da dodic’anni e quindi sono diventato immune a questi fenomeni. Però mi sembra che la musica, nei talent, sia solo un pretesto. Il pretesto che usano le grosse major per restare a galla con le vendite e con la crisi. Insomma, prendi un bel giovane che sogna di fare il musicista, lo illudi, gli fai firmare un bel contratto di esclusiva, gli fai cantare ciò che l’ufficio marketing ha deciso essere una musica che vende, lo sbatti in prima serata in uno studio pazzesco, con i “pezzi grossi” della musica che ne parlano, lo fai vedere a milioni di telespettatori e zac! Il gioco è fatto.

Poi, cestini il giovane e lo mandi a suonare al Lidl di Boara, ma chissenefrega, intanto tutti i diritti se li è presi la major e per un altro anno campa, l’anno prossimo ne troveranno un altro. E la cosa funziona. Sono delle aziende che fanno bene il loro lavoro. Chi sbaglia, sono i musicisti, o chiunque creda nella scorciatoia per il successo. Il perché del loro successo rimane a me misterioso, ma credo che la scarsa attenzione alla cultura o all’educazione musicale da parte nostra e dei nostri governi abbia aiutato non poco.




3) Credete che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvate la politica nella musica?

Io credo che un musicista debba sentirsi libero di esprimere ciò che pensa, nei limiti della libertà altrui. Non credo che un musicista debba schierarsi per forza, però, voglio dire, anche comprare una marca di latte rispetto ad un’altra è un gesto politico. Per quello che concerne ai Giudah! Non facciamo politica, non ci schieriamo, ma sicuramente abbiamo una identità politica ben chiara che può trasparire anche nei testi o nei live.

4) Accettereste di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?

 Beh, suonare, specialmente nel panorama “underground” è un continuo scendere a compromessi. Inizi pensando di poter arrivare al Coachella, ma pur di suonare vai al pub “sticazzi western”, ci si passa tutti.

Poi dipende, si scenderei a compromessi, se questo permettesse a noi ed alla nostra musica di arrivare dove adesso, per un motivo o per l’altro non riusciamo.

Dipende da che compromessi sono.

Però è chiaro che devono servire per portare NOI e la NOSTRA musica dove adesso non possiamo.

Se alteri il NOI o la NOSTRA musica, allora no, grazie!

5) Pensate che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?

Si, te lo posso assicurare! Nel bene e nel male.

6) Siete legati alla vostra città o esiste un altro posto in cui preferireste vivere?

Il nostro rapporto con Treviso è sempre stato di amore ed odio.

Però è qui che abbiamo iniziato e dove ci sono le persone che ci hanno sostenuto ed aiutato quando eravamo “i tizi che fanno elettronica con le chitarre”. Abbiamo passato degli anni, musicalmente, di merda! Però, grazie a molti ragazzi che si son dati da fare (Z.T.L. e Sisma su tutti) le cose stanno tornando più vive che mai.

Non tanto per gli eventi, tanto per il cambio di mentalità che hanno portato ai trevigiani.

Beh, di posti dove vorremmo vivere ce ne sono a vagonate, ma prima di emigrare vorremmo dare anche noi il nostro contributo per chi resta!