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1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?
Di aspetti positivi ce ne sono molti! Se devo sceglierne uno, dico la comunicazione, la possibilità di esprimere se stessi. Quando faccio un disco ci riverso dentro tutto me stesso ed è come guardarsi allo specchio e fare i conti con se stessi. E’ una sensazione fantastica e il passo successivo, cioè quello di andare a suonarlo in mezzo alla gente con dei concerti, lo è ancora di più. La vibrazione che si crea tra me e il pubblico, l’incrocio di sguardi e di energie e l’apprezzamento degli ascoltatori è un regalo indescrivibile. Le correnti magiche che la musica crea sono l’aspetto migliore di questo mestiere.

Un aspetto negativo del fare musica è l’imposizione del mercato. Mi spiego meglio: ci sono personaggi importanti che comandando gli andamenti e le vendite che troppo spesso pensano più all’incasso che all’arte. Non importa se la canzone sia interessante o meno, l’importante è che rispetti alcuni canoni per potersi far ascoltare e scaricare. Questa cosa mi rattrista perché rende la musica piatta e il livello generale più basso di quello che sarebbe realmente. L’arte è fantastica proprio per la diversità che ogni artista esprime nelle sue opere.

Il mercato musicale, invece, è comandato da industrie che si interessano poco dell’arte.





2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo?

Parto dal presupposto che un Talent è più televisione che musica. Per questo vengono spesso criticati da chi fa musica e apprezzati da chi, invece, ha solo voglia di seguire una trasmissione. Riscuotono così tanto successo perché miscelano tanti ingredienti adatti ad un grande pubblico: giovani cantanti, alcuni personaggi particolari, canzoni famose, coreografie e palchi di grande impatto, giudici che sono quasi sempre personaggi pubblici e carismatici, il tutto intensificato dalla competizione e dalla possibilità (più o meno vera) di poter votare il concorrente preferito per farlo vincere. Sono tutti ingredienti perfetti per avere grandi ascolti. Per quanto mi riguarda, non disprezzo assolutamente i talent, ma cerco sempre di ricordarmi che sto seguendo una trasmissione tv e non un concerto o un festival artistico.

Se ci fossero in gara degli inediti e delle canzoni sconosciute da scoprire e imparare a conoscere, allora si potrebbe parlare di musica. Così, invece, si potrebbe definire al massimo un gigante Karaoke costruito in maniera impeccabile. A mio modesto parere l’arte è sapere inventare e creare una cosa che prima non c’era.

3) Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?
Non per forza. La musica non è legata alla politica. La musica non è legata a nulla. E’ questo il bello. Le canzoni sono solo il frutto del modo di essere e di pensare di chi le scrive. Se una persona, nella vita, ha delle forti idee politiche, allora è probabile e giusto che nelle sue canzoni si esprima in un certo modo. Se non lo fa e non lo è, avrà altro da dire, altro di cui parlare. Mi ripeto: il bello dell’arte è proprio la diversità.

Io, ad esempio, sono abbastanza distante dalla politica e nelle mie canzoni non ne parlo mai. A volte mi avvicino a temi sociali come l’uguaglianza delle razze o lo sfruttamento del lavoro, ma con occhi di chi non vuole e non sa entrare nel dettaglio politico.

4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?

Credo fortemente nei compromessi. E’ una parola che spesso viene vista male. Si dice sempre “scendere a compromessi”, come se si dovesse “scendere” sotto, dove le cose non si vedono e sono nascoste. Se si dicesse “salire a compromessi” il significato assumerebbe tutto un altro aspetto. Non trovi? Io la vedo positivamente. Compromesso per me significa equilibrio, significa trovare una formula congeniale per entrambe le parti in questione con il fine di raggiungere ognuno il proprio obiettivo. Se il mio fosse quello (e lo è) di raggiungere un certo successo per poter arrivare ad un pubblico maggiore e qualcuno mi offrisse questa opportunità in cambio di qualcosa, e mi chiedesse quindi di arrivare ad un compromesso, io lo farei. Ovviamente, come ho detto prima, ci deve essere un equilibrio, altrimenti non è un compromesso ma una fregatura e una svendita. Non farei mai qualcosa contro la mia natura artistica e non mi venderei mai per un po’ di successo. Quelli non sono compromessi.


5) Pensi che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?

La musica, per come la vivo io, è una fonte inesauribile ed immensa di energia e per questo si ripercuote su tutto ciò che mi circonda in maniera preponderante. A volte al limite del sopportabile. La musica ha il potere di alienarti, di farti estraniare dal contesto e dimenticare tutto. Chi ti è intorno subisce questo impatto e viene inevitabilmente trasportato nel tuo “fare musica”.

Anche il tempo materiale viene influenzato pesantemente: la musica richiede la tua attenzione 24 ore al giorno e quando sei in un periodo di prove o tour sei completamente assorto nei concerti ed ovviamente le relazioni e tutto il resto ne possono risentire. Credo che la bravura e la vera difficoltà per un musicista sia riuscire a scindere le due cose (vita personale e musica) e dare spazio e importanza in egual modo ad entrambe.

6) Sei legato alla tua città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?
Pesaro, la mia città, è fantastica. Io, da sempre, sono un grande sostenitore della mia città. Mi piace moltissimo in tutti i suoi aspetti, dal mare, al centro storico, alle colline, alle piste ciclabili (prima città in Italia), alla viabilità, a tutto quello che vorrei chiedere ad un città. Vivo esattamente dove mi piacerebbe vivere.

L’unico aspetto che vorrei incrementare è la presenza di locali per musica live. Spero che col tempo si possa arrivare anche lì.