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IL PREZZO DA PAGARE di Marco Zuppa

Vi siete mai chiesti quanto costa un concerto? 
Non intendo il solo biglietto, intendo proprio tutto ciò che c'è dietro. 

Insomma su un palco c'è il gruppo, ok, ma ci sono le scenografie, le luci, i roadie che montano e smontano, gli addetti al mixer, il direttore di palco, gli autisti, il catering, gli alberghi, il tour manager, insomma un vero e proprio esercito di persone.

Sono loro che fanno sì che un tour approdi di città in città e funzioni sempre al meglio.

Quando paghiamo un biglietto quindi paghiamo tante persone, non solo quelli che suonano ma anche tutti quelli che lavorano affinché gli artisti possano suonare.


Forse è per questo che adesso i concerti costano di più.

O forse no.

Anni fa i prezzi dei biglietti erano meno costosi eppure, dietro ad un concerto c'era sempre un esercito di persone. 
Ok, saranno i viaggi che incidono?

Sembra strano perché oggi siamo molto più connessi che in passato.

Quindi cosa ha portato a far sì che un concerto costi sempre di più?

Secondo vari articoli il grosso del prezzo lo fa i cachet dell'artista.
Così almeno sostengono i vari direttori e presidenti delle più importanti agenzie di booking (Barley Arts, Live Nation, D'alessandro e Galli, ecc).

In questo articolo, il meccanismo è spiegato anche con l'ausilio di tabelle a prova di idiota (come il sottoscritto).

D'altronde è noto come le vendite dei cd non siano più la principale fonte di guadagno di un musicista. Quindi si ripiega sui live. 

Le agenzie di booking devono sostenere parecchi costi, non solo quell'esercito di persone di cui parlavamo all'inizio, ma anche le location (che costano parecchio).

Prendiamo San Siro. Suonare a San Siro è (era) un privilegio per pochi. Sappiate che per suonare in quello stadio si spendono bei soldi. Bisogna rifare il manto erboso, bisogna pagare circa 0.60 centesimi per ogni persona presente per coprire le spese di vigilanza urbana straordinaria prevista per eventi di una certa entità, insomma a conti fatti si parla di 4 - 500.000 € di costo. E non usi nemmeno tutto lo spazio a disposizione perché una curva è chiusa e inutilizzabile, come osserva acutamente Roberto De Luca della LiveNationItalia. Su questo punto trovo che si possa provare ad ovviare osando una cosa inconsueta come il palco circolare (i Def Leppard lo usarono nel 1989 per il tour di Hysteria N.d.r.).

Quindi ricapitolando: esercito di persone, location e poi ovviamente, c'è l'artista.

Insomma a conti fatti (almeno a sentire loro), il guadagno di un concerto (quando c'è un guadagno) si aggira intorno al 5% dei proventi.

Consideriamo però un paio di cose.

La prima è che un Vasco o un Ligabue in tour valgono una ventina di milioni di euro di guadagno.
Avete letto bene. 20 milioni di euro.
Questo grazie anche a dei "piccoli ritocchi nei prezzi".
Ad esempio un concerto di Vasco su prato costava € 20,00 + Prevendita.
Oggi ne costa € 41,00 + Prevendita.
Questa l'escalation dei suoi prezzi:


1999: € 20,00 + prev.
2001: € 23,00 + prev.
2003: € 26,00 + prev.
2004: € 28,00 + prev.
2005: € 30,00 + prev.
2007: € 32,00 + prev. (per alcune date di settembre € 35,00 + prev.)
2008: € 35,00 + prev. (per Milano € 40,00 + prev.)
2009/2010: € 45,00 + prev.

2011: € 41,00 + prev. (per Milano € 46,00 + prev.)

La seconda considerazione è che le agenzie di booking hanno dimenticato di far presente che sono state proprio loro a creare questo meccanismo.

Ad iniziare fu proprio Live Nation che acquistò agenzie di vendita biglietti, agenzie di booking, organizzazioni di eventi e detenendo quindi sia domanda che offerta.

In pratica funziona così: compro le agenzie che si occupano di vendere i biglietti. Dopo compro le agenzie che organizzano eventi. A questo punto contatto uno dei Big mettendogli nero su bianco una proposta che non si può rifiutare (e posso chiederlo perché io vendo i biglietti e so che il pubblico pagherà quella cifra) e quindi lo metto sotto contratto. Non mi resta che organizzare un live e vendere i biglietti tramite il mio circuito, l'unico circuito. Ovviamente Ticketone che applica un supplemento per la prevendita, uno per la spedizione e insomma carica quei 15 - 20 € sul prezzo del biglietto. 

Quando poi le domande sui prezzi dei biglietti sono pressanti, posso sempre lamentarmi dicendo che è l'artista che chiede troppo. 

A voi potrà anche sembrare assurdo ma succede.
E succede anche di peggio perché quando i biglietti per i concerti vengono messi in vendita, un punto vendita può ovviamente prenotarli. Non acquistarli ma prenotarli. Così facendo quei biglietti non risultano più disponibili.
Se lo facessero tutti, l'evento andrebbe sold out in pochi minuti, anche se quei biglietti non sono stati effettivamente acquistati.  
Ad essere malpensanti si potrebbe ipotizzare che quegli stessi biglietti vengano poi messi in vendita su altri circuiti a prezzi astronomici da sedicenti "utenti privati".
Voi vi chiederete: " Ma se prenoto 50 biglietti e ne vendo 30, gli altri 20 devo pagarli?".
No, tranquilli. Quei 20 che avete sul groppone basta non confermarli e tornano disponibili.
Per questo a volte, pochi giorni prima dello show, magicamente ricompaiono dei biglietti in vendita.

La logica del cartello ha portato queste agenzie a controllare un intero mercato tagliando fuori i concorrenti e adesso noi siamo i burattini nelle loro mani.

Quando dico "noi" parlo tanto da spettatore, quanto da artista.

Ogni evento ci viene presentato come unico e irripetibile.
Ed ecco che si accettano i meccanismi fumosi e contorti che non danneggiano solo i concerti ma anche le partite di calcio.

Su questo si sono espressi in molti con articoli, gruppi facebook e via discorrendo.

La verità è che noi dimentichiamo troppo spesso di avere il coltello dalla parte del manico.
Se ci decidessimo a non acquistare biglietti a questi prezzi, a tener duro, i prezzi giocoforza calerebbero. Non solo per il prezzo ma perché la tasse e i supplementi che applicano nel nostro paese, sono insensati e immotivati.
Non solo al fine pratico ma anche ideologicamente perché acquistare un biglietto in anticipo, garantisce che quell'evento si farà.

Invece nel mondo della musica manca quel senso di appartenenza che invece ha il mondo del calcio dove le tifoserie hanno contestato con manifestazioni e striscioni l'aumento dei prezzi.

E per questo, invece di ricevere un ringraziamento o uno sconto, paghiamo di più. 

E lo accettiamo di buon grado. Magari storciamo il naso davanti a un'offerta libera per un concerto di un piccolo artista ma siamo contenti di pagare bei soldi un concerto di Vasco o di Springsteen.

D'altronde parliamo di eventi irripetibili, unici.

Anche se sono sempre gli stessi. 











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