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TITOR - 9 domande a Sabino Pace, voce del gruppo

1. Come vorresti si chiudesse la tua carriera musicale, ossia, che obiettivi vorresti raggiungere nella musica?

Ciao IndieTorino, grazie innanzitutto per la tua proposta e la tua attenzione al nostro gruppo e progetto annesso.
Vado alla prima risposta: la mia carriera musicale è già chiusa. Ho già raggiunto tutti gli obiettivi che mi ero premesso nella musica. Ora sto/stiamo facendo un percorso a ritroso per gli ultimi rattoppi, ma sono cose di poco valore.

2. Preferisci suonare in studio o live e perché?

Dimensioni piuttosto diverse giustamente, con le quali mi misuro con diverse forme espressive, tecniche, emotive, nonché con diverse quantità di adrenalina.
Al suonare in studio restituisco la dignità del ragionamento, delle geometrie e della "scientificità" dei colori. Al suonare live restituisco attraverso altre forme di energia, di tecnica e di istintualità. Accendo interruttori diversi con un ritorno di luce differente. Sono fortunato nel fare quello che faccio.


3. Un artista della scena di Torino che ti piace e perché?

Se intendi un artista/musicista di provenienza geografica torinese, me ne piacciono molti.
Te ne elenco però cinque. I Perturbazione  per la loro bellezza assoluta e la loro classe. Francesco Stabile per la sua potenza evocativa e comunicativa. Levante per la sua folgorante bravura. I 3Quietmenperchè sono dei musicisti eccellenti ed infine Luigi Bonizio (Church of Violence, Totò Zingaro, Arturo e tante altre cose) perché è uno dei migliori artisti viventi di Torino e non solo per quel che riguarda l'ambito musicale.

4. Un artista della scena di Torino che non ti piace e perché?

Che domanda spietata! E perché mai dovrei parlare pubblicamente di chi non mi piace? Non lo trovo costruttivo.
Non voglio essere ipocrita: ovviamente non mi piacciono molti artisti connotati su Torino e nelle mie conversazioni private potrei spiegarne nomi e ragioni.
Cosi' pubblicamente potrei dirti i "valori" che non mi piacciono in un ipotetico artista  di Torino o di una qualsiasi altra città italiana: l'autoreferenzialità, la mancanza di umiltà, la presunzione e la falsa modestia.

5. Quale locali consigli di frequentare a chi vuole suonare e/o vedere concerti?

Sulla città di Torino, attualmente, i club live: Spazio211, Hiroshima Mon Amour, Blah Blah, Cap10100, Cafè Liber, Border, Lavanderie Ramone, Officine Corsare. Ed ancora: El Paso Occupato, Csa Murazzi ed Askatasuna. Leggermente fuori Torino: Daevacian, Padiglione14, Patchanka. Per Torino, infine, un pub in cui mi piace molto suonare: Manhattan.
Mi scuso pero' se mi è sfuggito qualcuno di quelli che ritengo dei buoni luoghi per suonare e vedere concerti.

6. Una canzone che vorresti aver scritto e perché?

Bella domanda...! Probabilmente Sympathy for the devil.

7. Una canzone che vorresti non aver scritto e perché?

Assolutamente nessuna.
Ogni canzone che ho scritto, cantato ed interpretato è una parte di me.
Mi stai incitando ad un auto-amputazione: ora come ora non è una cosa che sto prendendo in considerazione.

8. Qual è il compito di un artista secondo te e che importanza ha oggi?

Anche questa è davvero una bella domanda, molto suggestiva.
Il "compito di un artista" è secondo me quello di cercare di raccontare con "irrazionale responsabilità" le cose che osserva e che vive attorno a sè, dentro di sè e nell'altro da sè.
Che poi tale compito sia "importante" per il resto del mondo, per quanto mi riguarda, esso non è l'aspetto principale della questione.

9. Cosa pensi della scena musicale di Torino?

Se per il concetto di "scena" intendi l'intero "sistema musicale" dell'intera città di Torino, nei suoi vari "generi", autori e sfaccettature, ebbene penso sia molto ampio, complesso, a tratti interessante ad altri un po' meno.
Se per "scena" intendi invece un contesto culturale ben connotabile, storicizzabile e riconoscibile all'esterno, con aspetti umani, artistici, politici, sociali ed ambientali tra di essi legati, coerenti e continuativi...ebbene penso sinceramente che questa sia una dolce e chiacchierata chimera, o ancora peggio possa essere un retorico e narcisistico modo di riempirsi la bocca di faccende che, attualmente, non mi/ci appartengono.


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