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“Le leggi della meccanica celeste stabiliscono che, quando due corpi si scontrano, ci sono sempre dei traumi di natura collaterale.”
Così recitava il Prof. Moriarty in una scena del film Sherlock Holmes – Gioco di ombre.
Come avrete capito, non stiamo parlando del celebre festival Collisioni.
Parliamo di collisioni intese come lo scontro tra due corpi o forze o…..persone.
Per quanto strano possa sembrare, non ne parliamo in senso negativo.

Dalla più grande collisione che la Terra ha subito, ad esempio, è nata la Luna.
Gli oceani derivano dall’impatto di una miriade di comete sul nostro pianeta.
La lista è lunga e se volete approfondire potete consultare Wikipedia in merito.


Ovviamente non ci interessa molto fare gli astrologi ma è importante riflettere sull’utilità di una metaforica collisione.

Restando nell’ambito musicale, è sempre più raro assistere ad un fenomeno di autentica condivisione musicale.

Se vi guardate intorno mentre siete in giro o sul bus, vedrete che le persone tendono sempre di più ad isolarsi con la propria musica. 
Siamo pronti a condividere una traccia su Spotify, su Facebook e siamo contenti di ricevere commenti e like ma quando siamo in mezzo alle persone, usiamo la musica per isolarci. La usiamo come una barriera.

Premetto che al sottoscritto piace godersi della musica in solitaria. A volte se ne sente proprio il bisogno.

Però non dimentichiamoci del rischio che si corre. 
In un articolo comparso su Rockit (che potete leggere qui) si cerca di evidenziare come la tecnologia non crei una barriera, bensì un nuovo modo di vivere la musica.

Questo è vero ma secondo me non è un concetto completo.

La tecnologia è un mezzo e, come tale, bisogna imparare ad utilizzarlo. Invece la tecnologia non viene spiegata. Anzi da un’enorme illusione di conoscenza.
Per sapere qualcosa oggi come si fa? Si chiede a Google.
Questo non fa di noi degli esperti e non ci forma in un campo.

Nella musica e in quello che generalmente è l’intrattenimento, la tecnologia ha giocato un ruolo fondamentale nel modificare la nostra vita.

Secondo Rockit se vogliamo condividere la nostra musica con qualcuno lo facciamo indipendentemente dalle cuffie. 
E’ vero, possiamo.

Ma lo facciamo? 

Il punto secondo me è il valore che oggi diamo alla musica.
Prima dell’avvento dello streaming una scena musicale era parte integrante del tessuto sociale.
In grado di penetrarlo e sconvolgerlo addirittura. Oggi la tecnologia ha cambiato tutto. Su questo si è espresso anche il critico musicale Simon Reynolds, su questo articolo citato proprio da Rockit. Il rischio è quello di dare la musica per scontata. Come l’acqua in casa e l’elettricità. 

Non andiamo più a caccia di un genere musicale e di una scena, scorriamo i video ed i consigli su Youtube e questa sovraesposizione di tutti i generi, ne annulla in qualche modo gli effetti.
Li uniforma e li priva di effetti in grado di lasciare il segno.

Come sostiene Reynolds, si rischia di far diventare tutta la musica “una poltiglia indifferenziata”.

Non è ovviamente un atto di accusa contro la tecnologia ed i passi avanti che ci ha aiutati a compiere, piuttosto è un atto di accusa contro chi usa questi strumenti per imporre dei gusti e dei generi e contro chi si lascia prendere per mano (o forse sarebbe meglio dire in braccio).

Ho letto tempo fa un articolo su Spaziorock, in cui si rifletteva sulla possibilità di sapersi godere la musica.

Oggi è molto, troppo semplice rimediare musica. Basta un clic e possiamo salvare un brano, scaricarlo e soprattutto dimenticarcene. 

Spesso accumuliamo un quantitativo tale di mp3 che non basterebbe un anno per ascoltarli tutti. 

Quanta attenzione forniamo quindi rispetto al passato?

In passato un cd dovevamo noleggiarlo, pagarlo 10.000 lire, doppiarlo (diciamocelo, lo abbiamo fatto tutti) e restituirlo il giorno dopo per recuperare 5 o 8.000 lire. 
Ci pensavamo di più a come investire i nostri soldi e soprattutto, il nostro tempo.
Perché una volta recuperato l’agognato cd ci si immergeva nell’ascolto. Gli si dedicavano due cose che oggi non diamo più alla musica: tempo e attenzione.

Cosa c’entra tutto questo discorso con le collisioni? C’entra.

Perché da una “collisione”, potrebbero nascere cose interessanti.
Se invece di usare la tecnologia e la musica come barriera riuscissimo ad usarla come veicolo di aggregazione, useremmo la musica per il suo vero scopo: comunicare.

Come nell’universo animale, anche per gli uomini i suoni sono un linguaggio.
(A tal proposito vi consiglio di leggere L’istinto musicale di Ball. N.d.r.)

Con quest’ottica qualche mese fa, ho organizzato un piccolo “listening party” con alcuni amici per ascoltare insieme l’ultimo disco degli Iron Maiden.

E’ stata un’esperienza estremamente piacevole che rifarò e consiglio a tutti.

In futuro mi auguro quindi maggiori collisioni tra gli ascoltatori.
Mi auguro vi venga voglia di litigare, di discutere e di ascoltare.
Mi auguro che vi venga voglia di far collidere i vostri gusti musicali e far nascere nuovi pianeti.
Persone che abbiano voglia di espandere e interessarsi alla musica in generale.
A prescindere da quell’acuta invenzione che sono i generi musicali.

Mi auguro tutto questo perché così come da una collisione sono nati interi pianeti, una collisione potrebbe salvare la musica prima che venga ridotta ad un sottofondo.

Se amate la musica salvatela. Selezionatela, ascoltatela e fate in modo che vi faccia vibrare l’anima.

Se amate la musica, non abituatevi al silenzio.