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1. Come vorresti si chiudesse la tua carriera musicale, ossia, che obiettivi vorresti raggiungere nella musica?
Prima di chiudersi vorrei ben sperare che si possa aprire. Non ho obiettivi specifici per il lungo termine ma senz’altro in un futuro prossimo spero di riuscire a dedicare la maggior parte delle ore della giornata a questa attività. La carriera di molti si misura sul numero di dischi venduti, sul numero di persone presenti durante i live, sul numero di “zeri” del proprio cachet. Io semplicemente mi auguro di poter essere influente all’interno del mondo della musica e delle parole. E’ in questo senso che intendo la carriera.

2. Preferisci suonare in studio o live e perché? 
Preferisco suonare in studio, nel senso che preferisco registrare materiale nuovo. Certamente nei live c’è il pubblico che in studio manca, ma c’è da tener conto di una semplice cosa: quando suoni delle canzoni durante i live, vuol dire che oltre ad averle scritte, le hai anche registrate e provate migliaia di volte e spesso capita che la freschezza dell’interpretazione si perda.
Lo studio invece mi da quel brivido del nuovo, e soprattutto mi da il tempo di poter modificare un’idea, cosa che nella diretta del live non può accadere.
Aggiungi che probabilmente ho molta paura di sbagliare davanti a terziquindi scelgo lo studio come rifugio preferito.
 
3. Un artista della scena di Torino che ti piace e perché? 
Torino è una città molto interessante a livello musicale, soprattutto in questo periodo, mi sembra che si stia vivendo una buona primavera. Ci sono tanti artisti che stimo, che conosco, con cui alla lunga diventi anche amico.
Se dovessi scegliere un nome, una di quelle cose del tipo l’artista che porteresti con te sull’isola deserta, ecco, sceglierei Fra Diavolo (Andrea Calabrò), un personaggio che dai primi ascolti mi ha travolto col suo carattere artistico. E’ una persona che mi fa venire i brividi quando lo ascolto durante i suoi live, cosa che mi capita meno con altri. Dopo qualche anno che ci conoscevamo abbiamo provato a scrivere una canzone insieme ed è uscita “Canzone moschina”, uno dei pezzi più fortunati del mio ultimo disco.
4. Un artista della scena di Torino che non ti piace e perché? 
Se un artista non mi piace tendo a dimenticarmi anche come si chiama, quindi non saprei dirti. Scherzi a parte, non ho artisti specifici che non mi piacciono, posso dirti i generi a cui sono meno affine, ma credo si capisca da sé ascoltando la musica che faccio.
 
5. Quale locali consigli di frequentare a chi vuole suonare e/o vedere concerti? 
I locali (a Torino credo) più interessanti per poter ascoltare buona musica sono senz’altro l’Hiroshima Mon Amour e lo Spazio 211 (dove suonano i “big”) e poi ci sono locali che si sono creati un’identità valida in pochi anni, come le Officine Corsare e il Cap 10100. Un locale a cui sono molto affezionato è il Bazura, dove ho ascoltato tanti live interessanti, purtroppo ha chiuso pochi mesi ma sono convinto che riaprirà con una carica ancora più intensa.
Per poter suonare non saprei, ognuno ha i suoi preferiti, io come dicevo mi trovavo bene al Bazura, ma anche al Lanificio mi sono sempre sentito a casa e circondato da bella gente.
 
6. Una canzone che vorresti aver scritto e perché? 
Ce ne sono tantissime che avrei voluto scrivere io, che cambiano in base al periodo che stai vivendo. Esistono tante canzoni perfette, di cui essere invidiosi e per rispondere alla domanda, in questo preciso periodo della mia vita, ti rispondo con “Una giornata al mare” di Paolo Conte, perchè la trovo una canzone magnetica nella sua semplicità.
 
7. Una canzone che vorresti non aver scritto e perché? 
Anche in questo caso ci sarebbe tanto materiale da citare. Credo che una delle canzoni più brutte che abbia mai ascoltato sia “i vecchi” di Baglioni. Personalmente mi sarei vergognato di inserire un pezzo così in un disco. La prima volta che l’ho ascoltata ero imbarazzato per lui.
 
8. Qual è il compito di un artista secondo te e che importanza ha oggi? 
Il compito di un artista è essere artista, e cioè vedere dove gli altri non vedono ancora, anticipare i tempi, essere criticato per poi diventare idoli dopo la propria morte. Io di artisti fino ad ora credo di non averne mai conosciuti personalmente. Sono d’accordo con Moravia, quando al funerale di Pasolini diceva che di poeti ne nascono pochi ogni secolo, ma tipo due o tre. Ecco, credo che con gli artisti (di cui i poeti fanno parte) succeda più o meno la stessa cosa. L’importanza che hanno gli artisti oggi è la stessa che hanno avuto in ogni epoca, credo.
 
9. Cosa pensi della scena musicale di Torino? 
Come dicevo sopra, credo che a Torino si stia vivendo una stagione primaverile, piena di novità, di freschezza, e vedo anche una nuova partecipazione da parte del pubblico. Il mio augurio più grande (che non riguarda solo Torino) è che la musica contemporanea non arrivi solamente agli addetti al settore. La musica, come ogni forma d’arte, dovrebbe essere fruita principalmente dalla popolazione generale, cosa che vedo accadere poco, soprattutto con la musica indie.