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No, non è l’ennesimo articolo sulla bagarre “Morricone/Subsonica”.

 
In questo articolo vogliamo ricordare e riflettere su altre affermazioni che il Maestro ha rilasciato proprio il mese scorso. Affermazioni giuste.
 
Per farlo dobbiamo tornare al 20 Gennaio 2016, data in cui il Maestro ha detto la sua in merito all’insegnamento della musica nella scuola italiana.
 
E lo ha fatto con una lettera al Messaggero. La posizione di un grande della musica sulla scuola e l’insegnamento, ha certamente peso. Infatti la notizia ha avuto il giusto risalto su vari blog e siti.

Nella sua lettera Morricone la dice chiara: la scuola italiana sbaglia metodi di insegnamento. 
 
A suo dire esistono solo due metodi validi per l’insegnamento. Quello messo a punto da Carl Orff e quello di Boris Porena.
 
Il primo aveva studiato il cosiddetto “Schulwerk“, un metodo a misura di bambino. Un metodo che ci focalizzava sulla ricerca dell’elementarità.
 
Il secondo riteneva che l’apprendimento musicale fosse un elemento emozionale e non meccanico.
 
In entrambi i casi, si può parlare di pionieri dell’insegnamento. Soprattutto per essere riusciti a capire una cosa fondamentale: l’importanza di imparare fin da piccoli.
 
La scuola, si sa, non naviga in buone acque. Mancanza di fondi, inadeguatezza delle strutture e anche la carta igienica non c’è più.
 

Eppure è una cosa necessaria e come tale, viene riempita di materie che trasmettono concetti essenziali.

Essenziali alla formazione culturale, alla ricerca di un lavoro futuro, insomma a tutte quelle cose che serviranno a farsi strada nella società.

 
La musica spesso, non è tra queste.
 
Sono sempre maggiori i casi in cui la musica nelle scuole non trova spazio e quando lo trova, non è vista come un momento in cui i ragazzi possono formarsi e lavorare insieme.
 
Mancano librerie di opere classiche da far ascoltare e studiare. Mancano libri e metodi aggiornati che interessino, invece di allontanare gli alunni dalla materia.
 
E dire che oggi per avere delle librerie da ascoltare basterebbe una connessione internet……
 
La ragione di tutto questo l’abbiamo già detta. Mancanza di fondi, strutture, ecc.
 
Eppure non riesco a non pensare che il nostro tessuto culturale abbia un ruolo di rilievo in tutta questa situazione.
 
Perché allontanare i ragazzi dalla musica non è vista come un’emergenza. Se avete amici musicisti chiedetegli quante volte si sono sentiti dire frasi del tipo: “Una cassetta degli attrezzi ti farà fare più soldi che quello strumento”. 
 
Da noi la verità è che ci vuole fare il musicista è visto come un illuso. Intanto se vuoi fare musica vuoi fare il cantante. Pensare di fare il chitarrista o il batterista è pura follia (per molti almeno). Sono ruoli secondari, spesso in ombra.
 
Nella musica poi si entra per raccomandazioni, spinte, pagando. Non è una carriera. 
 
L’arte da noi non è un lavoro.
 
Mi torna in mente Edoardo De Filippo che ne “L’Arte della commedia”, si lamentava proprio di come, nell’abbecedario, mancasse la professione di attore.
 
Certo perché vivere di arte, non è contemplato.
Nella sua lettera al Messaggero Morricone fa notare come in Germania la musica nelle famiglie sia molto più diffusa che nel resto del mondo.
 
Lì si continua a preservare la Storia della proprio cultura anche tramite lo studio di Bach o Wagner.
 
Da noi questa cosa manca. Eppure ne avremmo di Storia da preservare con orgoglio. Rossini, Donizetti, Albinoni solo per citarne alcuni. E la lista è lunga, molto lunga.
 
Invece preferiamo adagiarci sulle melodie di facile presa alla Giovanni Allevi e aspettare che sia il solito Festival di Sanremo a farci scoprire un Ezio Bosso.
 
La verità è che se continuiamo a sottovalutare l’importanza della musica, a livello sia sociale che culturale, non facciamo altro che impoverire la nostra nazione minando proprio i nostri bambini.
 
Le scuole dovrebbero cercare l’appoggio di altre strutture, formate e capaci.
Come la GM Drum School il cui folle progetto è quello di avere una batteria in ogni scuola. Non c’è bisogno di assumere un maestro come Jack Black (anche se ci sarebbe da augurarselo).
 
La situazione è triste ma anche pericolosa. 
Nietzsche sosteneva che “Senza la musica la vita sarebbe un errore”.
 
Invece un proverbio giapponese recita “Tutti commettono errori, per questo c’è una gomma per ogni matita”. 

Speriamo di trovare alcune di queste gomme, prima o poi, nelle scuole italiane.