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9 domande a: ED WAYBACK - Intervista sulla musica Indie a Torino

1. Come vorresti si chiudesse la tua carriera musicale, ossia, che obiettivi vorresti raggiungere nella musica? 

Non mi interessano premi né riconoscimenti particolari, l’obiettivo credo debba rimanere lo stesso che mi ha spinto ad iniziare questo percorso: riuscire ad essere ascoltato da più persone possibili, entrando a far parte della loro vita, anche se solo per la durata di un ritornello.


2. Preferisci suonare in studio o live e perché? 

Entrambi. Non riesco proprio a percepire l’ambito in studio separato da quello live. Registrare una canzone significa renderla immortale, in un certo senso anche renderti immortale. Rendi immortali le indecisioni della tua voce, le tue mani sulla chitarra, il sentimento che ti ha portarto a cantare quelle parole. Che resteranno sempre lì. Potrai anche essere sparito da anni, ma ogni volta che qualcuno la riascolterà, ti farà rivivere. Ma vuoi mettere tutto questo con il suonare, quella stessa canzone, davanti ad un pubblico che è lì che ti ascolta, che ti segue con lo sguardo, mentre le vibrazioni di quel preciso accordo ti fanno tremare lo stomaco, mentre quella particolare frase ti fa esplodere la voce in gola…non ti renderà certo immortale, ma ti farà sentire dannatamente vivo.

3. Un artista della scena di Torino che ti piace e perché? 

Tutti gli artisti che continuano a scrivere canzoni senza passare dai tanto inevitabili talent show hanno il mio pieno rispetto. Fortunatamente ce ne sono ancora molti, ma dovessi dirne uno su tutti…Johnny Fishborn: voce inconfondibile e grande autore.

4. Un artista della scena di Torino che non ti piace e perché? 

Non ce n’è uno in particolare, se non mi piace un artista semplicemente non lo seguo, ma in generale mi urta chiunque si “improvvisi” musicista o artista. Non basta saper suonare un giro di quattro accordi per poterti definire “cantautore”. Non basta scaricare una base hip-hop da internet e scriverci sopra quattro versi in rima per essere un “poeta contemporaneo”. La musica è soprattutto studio, ascolto e ricerca personale, ed è proprio questo il suo lato più intrigante.

5. Quale locali consigli di frequentare a chi vuole suonare e/o vedere concerti? 

Il Cap10100 e le Officine Ferroviarie di Torino hanno un’ottima programmazione musicale, e spesso con un occhio di riguardo verso gli artisti emergenti. Tra l’altro ho avuto l’onore di poter presentare in elettrico, dal vivo, il mio EP Volume Interno proprio alle Officine Ferroviarie: ricordo quella serata come una delle più emozionanti che abbia mai avuto la fortuna di vivere. Il locale era pieno, c’era persino gente seduta sulle scale, e quasi la metà del pubblico cantava i brani con me. Un’emozione che auguro di vivere a chiunque abbia mai scritto una canzone.

6. Una canzone che vorresti aver scritto e perché? 

La lista sarebbe davvero interminabile, ma provo a sceglierne una…“Happy Birthday”! Sai quante royalties?!

7. Una canzone che vorresti non aver scritto e perché? 

Quella che un giorno mi farà dire “Basta, con la musica ho chiuso”

8. Qual è il compito di un artista secondo te e che importanza ha oggi? 

Non bisogna mai dimenticarsi che la parola “artista” deriva da “arte”. E quindi il suo compito principale deve sempre essere quello di divulgare qualcosa di nuovo, qualcosa che valga la pena ascoltare o vedere. Non si diventa artisti perché non si è riusciti a fare nient’altro nella propria vita. È una vocazione, e ben pochi ce l’hanno. Ovviamente, da questa definizione mi escludo anch’io: mi sento solo un ragazzo che scrive canzoni e le canta con tutta la voce che ha in corpo.

9. Cosa pensi della scena musicale di Torino? 

Sicuramente una delle più attive d’Italia, offre una scelta che riesce ad accontentare qualsiasi tipo di orecchio. Purtroppo, nella mia piccola attività dal vivo, ho notato un po’ troppe nicchie di genere musicale. Se riesci ad entrare in una di queste, hai un sacco di porte che si aprono di fronte a te. Ma se ne rimani fuori, è dura farsi strada. Purtroppo, aggiungerei. Perché per me la musica è prima di tutto apolitica e libera di essere suonata in ogni sua forma, che sia pop, rock o indie. Se una canzone è ben scritta, con una melodia accattivante e con scelte sonore adocchiate, è bella. Punto, a prescindere dal vestito che le è stato cucito addosso. Pensa che, ad esempio, sul mio iPod ho cancellato i generi di tutte le canzoni. Cosa mi interessa sapere se quello che sto ascoltando sia jazz, rock o dance? Se mi piace...basta questo.


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