Il portale della musica Indie italiana
Ciao Alessandro, parlaci di te. Quando hai iniziato il tuo percorso di grafico e fotografo?

Ciao ragazzi! Il mio percorso nel mondo del design ha visto gli albori quando ancora andavo al liceo: a 16 anni facevo qualche piccolo lavoro di grafica web e animazioni per amici e conoscenti, poi tra i 17 e i 19 mi occupavo del forum “Annunci di siti in Flash” su HTML.it, ricercando e proponendo siti web da commentare e valutare con gli utenti (più o meno esperti). Piano piano mi sono buttato sempre di più sulla produzione di opere mie, principalmente per piacere personale; fino a quando nel 2003, un amico con cui tiravo di scherma mi ha preso come collaboratore part-time nella sua web agency e ho cominciato a collaborare con varie agenzie di comunicazione di Torino per lo sviluppo di siti animati in Flash (che ahimé non viene più usato). Dopo aver lasciato la facoltà di Informatica mi sono iscritto allo IED e sono entrato nel corso triennale di pubblicità con borsa di studio e dopo il diploma ho fatto sempre allo IED il Master di Marketing e Comunicazione, come Tutor del corso. Nel frattempo la passione per il web, per la creatività e per la fotografia sono convogliate nell’ambito professionale e… voilà: a 33 anni mi ritrovo a realizzare prodotti di comunicazione di tutti i generi, dalla locandina al sito web alla pagina Facebook.

Sei il realizzatore di tutta la grafica legata all’Indiependence Torino dalla prima edizione ad oggi. Da dove nasce l’ispirazione per il logo?

Ho seguito il progetto con entusiasmo dall’inizio e quando penso le cose da zero le penso in grande. Allora ho creduto che nella semplicità dell’assonanza del nome con il famoso film con Will Smith ci fosse un bel gioco di parole da proporre in chiave visiva. Ed è così che la chitarra, e la musica indipendente in generale, hanno invaso Torino; inizialmente con colori più cupi, più underground e per poi esplodere con tutto il suo colore grazie a voi che ci fate sempre sentire cose nuove.

Sei da sempre uno degli spettatori più assidui delle varie edizioni, cosa ti attrae di questa manifestazione musicale?

Ehehe è una bella domanda. Sono un amante della musica rock e metal, come Marco ben sa, ma ho sempre ascoltato di tutto: dalla classica al rap (ho anche partecipato al crowdfounding per la produzione del primo album di un gruppo emergente torinese), dall’elettronica a ska e reggae. Ma grazie agli amici ed all’Indiependence mi sono avvicinato alla musica nella sua essenza, ascoltata dal vivo in piccoli (ma nemmeno tanto) locali cittadini, in maniera più intima e intensa. E poi la cosa più bella è il fatto che, nonostante conosca già alcuni dei gruppi che calcano i palchi dell’Indiependence, ogni appuntamento regala sempre nuove e diverse

 emozioni.


Ricordi un’edizione o un artista in particolare? Nel caso cosa ti ha colpito?

Non è facile sceglierne uno, soprattutto dopo che con alcuni di loro sono nati (o esistevano già) dei rapporti di amicizia: penso a Max Merli, Bandini, Daniele Tedeschi, Beps… però devo essere sincero: uno dei concerti che più mi ha colpito in assoluto è stato quello che ha visto insieme sul palco delle Officine Corsare Adam Smith e Cado nello Specchio. Nonostante conosca bene questi ultimi e ne conosca anche il repertorio, la loro collaborazione artistica quella sera è stata esplosiva e coinvolgente… sembrava di vedere gente che suonava con l’unica intenzione di divertirsi e far divertire. Difficile da spiegare, ma entusiasmante da vedere.

Nel corso degli anni hai lavorato anche nel cinema. E’ un’esperienza che ricordi con piacere?

Ho iniziato come come comparsa specializzata in un film di cappa e spada (in quanto schermitore di lunga data) a soli 18 anni, in Belgio e Lussemburgo (dove vivevo all’epoca). Il film era “The Musketeer” (D’Artagnan), produzione hollywoodiana con Peter Hyams alla regia e con un cast d’eccezione (Tim Roth e Catherine Deneuve), ma il cui risultato è stato abbastanza penoso, a mio parere. Ma questa esperienza mi ha avvicinato ad un mondo estremamente complesso ed affascinante, che negli anni successivi ho solo potuto osservare dall’esterno, come appassionato. Finché alcuni amici non mi hanno coinvolto in alcune produzioni di corti e mediometraggi, prima come Location Manager (insomma, gli prestavo casa per le riprese ehehe) e poi come Scenografo di scena e attrezzista. Alcune di queste opere sono ancora in fase di post-produzione perché tutti i componenti delle grandi troupe sono professionisti (molto impegnati) dei settori più disparati che si sono prestati al cinema. Mi piacerebbe tanto un giorno tornare di prepotenza nel settore e farne una professione. Adoro il cinema in tutte le sue forme e anche la frenesia del set. Mi fa sentire vivo in maniera esagerata.

Attualmente ricopri un ruolo nel direttivo del Circolo Arci Anatra Zoppa e vivi da vicino l’evolversi della scena artistica in città. Quale pensi sia il punto di forza degli artisti di Torino?

Sono consigliere dell’Anatra da alcuni anni e socio da forse un decennio. Grazie a questa esperienza ho visto l’evoluzione della vita culturale underground torinese negli ultimi anni e posso dire che la situazione è tutto fuorché rosea. I circoli storici come l’Anatra, in un quartiere difficile come Barriera di Milano abbandonato dalle istituzioni se non per qualche evento di facciata, hanno grandi difficoltà a seguire la propria vocazione: portare cultura senza pensare prima di tutto al business, come si è fatto per 30 anni, è sempre più difficile; questo perché “il popolo della notte” è sempre più attratto dal divertimento facile, quello che deriva esclusivamente dal consumo indiscriminato di alcol senza alcune basi solide. Ovviamente io sono un amante del buon alcol e in particolare delle birre trappiste, ma sempre per annaffiare un buon concerto, quattro chiacchiere con gli amici o una partita di calcio 😉 Però la cultura e l’arte hanno bisogno di spazio e di sostegno per potersi diffondere, soprattutto all’interno di un tessuto urbano molto complesso come quello torinese. Ho sempre creduto che dal punto di vista culturale, e nello specifico in ambito musicale, Torino abbia delle potenzialità enormi: siamo introspettivi e creativi, eccentrici e amichevoli… noi torinesi possiamo godere di un mix strano di culture e le possibilità di creare delle realtà musicali originali sono veramente altissime. 

Torino è da sempre una delle città d’Italia più attive artisticamente. In base alla tua esperienza, credi ci sia qualcosa che manchi alla scena artistica attuale?

Purtroppo, come spesso accade quando si parla di cultura che arriva dalla gente comune, dal popolo, manca l’appoggio delle istituzioni, che vedono di buon occhio solo chi parteggia per la causa di turno; Così facendo, trascurano o spesso dimenticano che chi fa cultura, chi porta l’arte alla gente, non per forza lo fa perché vuole diventare Mick Jagger, ma perché ha qualcosa di importante da esprimere. C’è un sempre maggior bisogno di riportare la cultura nelle mani della gente attraverso gli spazi pubblici e le realtà che ne vogliono fare davvero un volano. Perché altrimenti, come diceva Napoleone Bonaparte, “l’abilità non serve a molto senza l’opportunità”. Le istituzioni non si mettono in gioco abbastanza per dare uno spazio a chi vuole esprimersi, anzi…

Hai un progetto che tieni chiuso nel cassetto e che non sei ancora riuscito a realizzare?

Uno? ho già sbrodolato parole senza senso come fossi una frana… se ti racconto tutto quello che mi passa per la testa siamo fottuti! ehehScherzi a parte, sto lavorando ad un progetto “segreto”, con altri due amici, che si svilupperà sui social network e i cui contenuti saranno parecchio demenziali e ignoranti. Non è direttamente il mio cibo quotidiano, ma un bel panino del lurido ogni tanto ci sta!Per concludere, come dicevo prima, il mio vero sogno nel cassetto è entrare nel mondo del cinema e sfruttare le mie conoscenze personali e le mie competenze in un ambito che amo da sempre e che raccoglie professionalità di molti tipi. Chissà… magari quando diventerò grande riuscirò a cogliere la giusta opportunità. Intanto mi godo la mia vita piena di idee che volano e che ogni tanto atterrano sulla testa di qualche disgraziato come me che me le fa realizzare.Caco idee. E a volte profumano.