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1. Come vorresti si chiudesse la tua carriera musicale, ossia, che obiettivi vorresti raggiungere nella musica?

Vorrei che non si chiudesse mai. Come obiettivi, vorrei arrivare a più persone possibili rimanendo me stesso. Continuando a fare dischi, rimanendo ispirato insomma.



2. Preferisci suonare in studio o live e perché?

Preferisco assolutamente la dimensione live, perchè è quella dove posso esprimermi meglio, dove sono più sincero, e dove posso dare sfogo al mio estro.


3. Un artista della scena di Torino che ti piace e perché?

Mi piace Willie Peyote, perchè scrive bene, è irriverente e provocatorio, e va dritto al dunque. E poi conosce anche la musica.


4. Un artista della scena di Torino che non ti piace e perché?

Ce ne sono tanti che non mi piacciono, perchè sono paraculo, ma meglio non fare nomi.


5. Quale locali consigli di frequentare a chi vuole suonare e/o vedere concerti?


Consiglio di frequentare i circoli Arci, perchè sono gli unici che danno spazio alla musica emergente: Officine Corsare, Sud, Cap10100 e altre realtà sparese qua e là, come le jam e gli open mic del Camping Bar, insomma bazzicare un po’ in San Salvario


6. Una canzone che vorresti aver scritto e perché?


Scar Tissue dei Red Hot, perchè mi fa pensare ad un viaggio interiore, ed è in linea con il mio mood


7. Una canzone che vorresti non aver scritto e perché?

“Intervista ad uno zingaro” un pezzo che ho scritto qualche anno fa. Quando la canto rievoco un periodo poco felice della mia vita. Ma fortunatamente non è più in scaletta.


8. Qual è il compito di un artista secondo te e che importanza ha oggi?

Fare da guida, da pastore.


9. Cosa pensi della scena musicale di Torino?

Secondo me è ottima, forse la migliore d’Italia, siamo messi bene. Ma è chiusa, chiusissima. E’ un’élite ed accedervi è complicato.