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9 domande a: MARCO MAINO - Intervista sulla musica Indie a Torino


1. Come vorresti si chiudesse la tua carriera musicale, ossia, che obiettivi vorresti raggiungere nella musica?
Sinceramente spero non si concluda, perché non è mai cominciata. Dodici anni fa ho preso per la prima volta la chitarra in mano e da subito ho iniziato a scrivere canzoni. E’ stata una cosa naturale, spontanea, non avevo nessuna intenzione di diventare un musicista, un cantautore, è successo e basta.
Questo mio modo di leggere il mondo e interpretarlo tra la voce e le mie dita sulla chitarra non aveva obiettivi specifici e non li ha tuttora. Ovvio che se avessi la fortuna di riuscire a comunicare qualcosa a qualcuno con la mia musica sarebbe meraviglioso, ma non è per questo che scrivo.



2. Preferisci suonare in studio o live e perché?

Sino ad oggi ho sempre registrato in un piccolo studio creato nel mio soggiorno, nella quiete di incensi e candele, spesso di notte per la gioia dei vicini. Amo la calma di questo modo di approcciarsi alla musica.
Suonare dal vivo mi ha sempre terrorizzato, mettersi a nudo raccontando se stessi di fronte ad un pubblico di estranei e non, è qualcosa di sconvolgente. A volte però salendo sul palco, dopo tanto tormento, si crea quella magia dove le persone ti ascoltano davvero, tu sei assolutamente autentico e le mani smettono di tremare. Questa sensazione crea dipendenza, infatti non capisco mai bene come accada ma mi ritrovo spesso in qualche locale di notte, sul palco. Bah!


3. Un artista della scena di Torino che ti piace e perché?

Siamo in tantissimi a suonare a Torino. Sinceramente non saprei scegliere, quello che posso dire è che apprezzo moltissimo le persone che non si limitano a riprodurre cose già scritte, ma creano nuova musica. Questa componente, abbinata ad una buona dose di umiltà, costituisce l’artista che vorrei ascoltare ogni sera nei locali di Torino.

4. Un artista della scena di Torino che non ti piace e perché?

Cover band, artisti arroganti, arrivisti e che urlano troppo mentre cantano.

5. Quale locali consigli di frequentare a chi vuole suonare e/o vedere concerti?

Consiglierei di non limitarsi a frequentare solo locali rinomati, a volte è proprio in contesti molto intimi e spartani che si nascondono grandi artisti. Purtroppo spesso di questi tempi i grandi palchi sono riservati a musica di basso livello.

6. Una canzone che vorresti aver scritto e perché?

Vorrei aver scritto una canzone in inglese. Penso che scrivere un testo in una lingua diversa da quella madre sia molto complesso, bisognerebbe avere una padronanza quasi al pari della propria lingua.

7. Una canzone che vorresti non aver scritto e perché?

Nel corso degli anni mi è capitato di scrivere canzoni “su commissione”. Tutte le volte che è successo non son mai rimasto soddisfatto del risultato, infatti ho smesso di farlo e questi brani non li suono più perché sono abbastanza artificiosi, slegati dall’intuizione e dall’istinto che mi porta a comporre nel quotidiano.

8. Qual è il compito di un artista secondo te e che importanza ha oggi?

Non penso che un’artista abbia un compito preciso. Più che altro credo che chiunque abbia un talento debba svilupparlo e mostrarlo agli altri. Se tutti coltivassimo davvero le cose per cui siamo portati vivremmo sicuramente in un mondo più sereno e appagato. Considero artista anche un muratore, se opera in un certo modo e fa del proprio lavoro/passione un’arte. In questo senso il “compito” è importante ed appartiene a chiunque.

9. Cosa pensi della scena musicale di Torino?

A Torino c’è tantissima musica. Spero che col tempo possano emergere le realtà che slegate dal periodo storico che stiamo vivendo, riescano a distinguersi portando nel mondo musica di qualità. Le canzoni più belle sono quelle che ascoltate nel tempo non invecchiano mai.


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