Il portale della musica Indie italiana
Lo so cosa state pensando: “Ecco un altro Indie che vuole spalare merda su X-Factor, TheVoice, ecc”. Beh non è esattamente così. Intanto chi scrive non è un artista Indie ma uno che è cresciuto ascoltando e suonando Rock e Heavy Metal e che a suonare (anche) Indie Rock ci è arrivato col tempo. In secondo luogo la mia è una riflessione più generale sul modo di fruire la musica oggi.
Da diversi anni mi tengo impegnato suonando e guardando quanti più live possibile. Fin dagli anni 90, vi è sempre stato un susseguirsi di band che andavano dai gruppi intenti a fare materiale inedito, alle tribute band.


Per qualche anno le tribute band hanno goduto di una certa visibilità, forti del fatto di essere estremamente e dannatamente BRAVE! Cura del look, cura dei suoni, ottime performances e, come se non bastasse, qualcuno arrivava anche a suonare qualche concerto con un membro originale della band che “omaggiava”. Basti pensare alla Rockband 60/70, storico tributo ai Deep Purple che ha più volte suonato con Ian Paice. O agli Anthenora, tribute band degli Iron Maiden che ha diviso il palco con Nicko Mc Brain.
Una guerra impari se si pensa che a volte, a noialtri che facevamo solo pezzi propri  toccava suonare senza neanche il nostro di batterista……(cosa che, a volte, si rivelava purtroppo anche preferibile).
Ad ogni modo la scena di Torino nel frattempo partoriva artisti del calibro di Subsonica, Rimozionekoatta, Mau Mau, Perturbazione o in altri ambiti Gigi D’Agostino e Frakie hi-nrg mc (sì, è nato a Torino).
Ok, come dicevamo, classe, capacità, tecnica ma tutto questo non basta.
Perché non si tratta della tecnica (peraltro sempre importante), o del repertorio. Qui e oggi si parla di come viviamo la musica. 
 
 
 
Come ci fa notare anche David Byrne nel suo favoloso libro “Come funziona la musica”, l’audiodiffusione ha fatto passi da gigante e ora la musica è praticamente ovunque. Sempre. Il nostro I-Phone trabocca di dati e salvare una playlist è ormai questione di pochi click, sia su Spotify che su Youtube.
Alle live band si preferiscono show televisivi in cui si eseguono prevalentemente cover (!) ma che ci riempiono gli occhi. Luci, scenografie curate, capi firmati ed effetti meravigliosi sono un contorno che, forse, affascina più della performace.
 
Ci stiamo forse saziando di fumo, scordando il sapore dell’arrosto? 
 
Forse è proprio qui il nocciolo della questione. La musica è ormai un sottofondo costante che non ci impegna, omologato al gusto comune e che forse ha perso un po’ di coraggio. Al contrario di un live che invece richiede la nostra attenzione, dobbiamo partecipare. 
La musica live bisogna approcciarla in modo diverso. Con curiosità, se non con vero e proprio interesse. Non possiamo e non dovremmo trattarla come un sottofondo per più di un motivo. Dovremmo vivere i concerti perché sono le occasioni in cui possiamo decidere se un genere, un artista, una canzone ci piace o meno. 
E’ il momento in cui possiamo legare quel brano ad un dato momento. 
E’ il momento in cui eleggiamo i nostri artisti, eleviamo i nostri gusti, in cui siamo NOI i giudici. Senza distrazioni, luci e pailettes. 
Possiamo lasciarci stupire da qualcosa di tangibile. Musica live, dritta in faccia. E’ anche un’ottima occasione per conoscere questi artisti, scambiarci due parole ed entrare in contatto con qualcuno di reale, senza il rischio che una pubblicità all’improvviso ci privi 30 secondi di attenzione che potremmo dedicare ad altro o altri.