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1. Come vorresti si chiudesse la tua carriera musicale, ossia, che obiettivi vorresti raggiungere nella musica?

Cercare di far arrivare le mie canzoni alle orecchie di più gente possibile. E cercare di far divertire riflettendo. O riflettere divertendo, il succo è uguale.


2. Preferisci suonare in studio o live e perché?

Amo entrambe le situazioni. In studio imparo sempre qualcosa di nuovo, sia da un punto di vista meramente tecnico sia perchè si possono scoprire ulteriori risvolti all’interno dell’anima delle canzoni: risvolti che magari, senza uno studio più profondo, non riuscirebbero a venire fuori. Dal vivo invece, il contatto con il pubblico è diretto ed è, per quanto mi riguarda, il momento più gratificante dell’esistenza.


3. Un artista della scena di Torino che ti piace e perché?

Qualche tempo fa conobbi dei ragazzi molto giovani che facevano un gran bel rock-blues, gli High Sergeants. Poi nel corso di questi anni di concerti ho conosciuto tanti ottimi artisti e tante belle persone

4. Un artista della scena di Torino che non ti piace e perché?

Sicuramente ho incontrato band la cui musica non mi piaceva, ma citare qualcuno in particolare è impossibile. Comunque, come ripeto, non sono mai rimasto deluso dal lato umano ed è una cosa che reputo fondamentale.

5. Quale locali consigli di frequentare a chi vuole suonare e/o vedere concerti?

Escludendo i grandi luoghi per i concerti della scena torinese, come può essere un Hiroshima ad esempio, ci sono tanti bei locali dove è possibile ascoltare bella musica. L’ultimo in ordine di tempo in cui ho suonato, con i ragazzi di “Indiependence Day”, è stato il Circolo Sud: atmosfera intima e note che viaggiavano in allegria.

6. Una canzone che vorresti aver scritto e perché?

Nella storia della musica? Ti posso fare l’esempio di quello che è il mio cantautore italiano preferito e ti dico “Venderò” di Edoardo Bennato, un testo geniale e profondo accompagnato dall’essenzialità dell’arrangiamento musicale.

7. Una canzone che vorresti non aver scritto e perché?

Sicuramente tra le mie creazioni ce n’è qualcuna (soprattutto tra quelle “giovanili”) che non mi piace più o che non mi rispecchia più. Ma le riscriverei tutte: sono state e saranno sempre una parte di me.

8. Qual è il compito di un artista secondo te e che importanza ha oggi?

Sono finiti i tempi del cantautore impegnato modello anni ’70. Oggi si è tutti bravi a parlare e velocissimi ad esporre le proprie, diciamo così, idee su qualsiasi cosa, spesso banalizzando le situazioni. L’artista oggi – parlo dal mio personalissimo punto di vista – non deve fare il santone, ma deve almeno provare a far accendere un minimo il cervello alle persone che hanno deciso di spegnere per una sera la tv e di venire ad ascoltare un prodotto culturale. E ovviamente un artista deve divertire, altrimenti è finita in partenza.

9. Cosa pensi della scena musicale di Torino?


Sicuramente Torino ha un underground molto florido da cui ogni tanto qualcuno riesce ad uscire. Con ancora una maggiore collaborazione tra artisti (anche se io ho fatto parte di ottimi gruppi organizzati da musicisti con lo scopo di aiutarsi a vicenda), si potrebbe davvero cominciare tutti a pensare un po’ più in grande.