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9 Domande a: Bandini - Intervista sulla musica indie a Torino

1. Come vorresti si chiudesse la tua carriera musicale, ossia, che obiettivi vorresti raggiungere nella musica?

Domanda complicata ma la mia risposta è semplice: vorrei che la musica non finisse mai. E d'altronde, avendo già da un pezzo passato i 27 anni e non potendo quindi fare la fine della star maledetta, direi che escludo la morte che alimenta il mio mito all'apice della mia esperienza musicale.


2. Preferisci suonare in studio o live e perché?

Ho fatto 5 anni di live e ogni concerto, ogni attimo, ogni nota mi hanno regalato emozioni che non riuscivo forse neanche a immaginare. In questi mesi ho registrato un album per la prima volta e non posso non dire che regalare l'eternità alle mie canzoni è una sensazione più lenta ma altrettanto bella. Non voglio scegliere: sono entrambe esperienze clamorose, specie quando poi le vivi assieme a persone fantastiche dal punto di vista umano e artistico come mi è successo.

3. Un artista della scena di Torino che ti piace e perché?

Domanda difficile. Ho avuto modo di ascoltare, conoscere, frequentare, uscire, con tantissimi artisti che apprezzo e con tanti ho condiviso dei percorsi musicali. Mi piacciono quelli bravi, nessuno escluso.

4. Un artista della scena di Torino che non ti piace e perché?

Non sono solito puntare un indice, se un artista o una band non mi piacciono – mi impongo, nota bene, la regola del non parlare senza avere almeno una volta ascoltato qualcosa – so che ci sarà altro che mi piace e sono contento così. Di certo non adoro certi prodotti gonfiati da un certo tipo di industria musicale, mettiamola così.

5. Quale locali consigli di frequentare a chi vuole suonare e/o vedere concerti?

Ho contribuito a fondare le Officine Corsare nel 2010 e una delle idee ambiziose era quella di diventare un punto di riferimento al riguardo, e penso che io e chi mi ha seguito ce l'abbiamo fatta. Ma il mio cuore adesso abita al CircoloSud di San Salvario, dove ho suonato tante volte. Un locale dove si respira la cultura del live più che in altri posti, perchè i gestori hanno saputo costruire e investire su programmazioni non per forza altisonanti, ma sempre di alta qualità.

6. Una canzone che vorresti aver scritto e perché?

Inclandestinità di Vinicio Capossela. Perchè a volte si è costretti a sopravvivere nascondendo una propria natura, e si vive solo, appunto, in clandestinità. E' un concetto che ho esplorato nel mio album che si intitola Per colpa di emozioni clandestine.

7. Una canzone che vorresti non aver scritto e perché?

Ce ne sono varie che probabilmente non vedranno mai la luce, anche se ho sempre pensato che ogni canzone scritta potrebbe avere un suo destino. Capita che un giorno la fai ascoltare per gioco a un musicista e magari quello dice “e se la facessimo così?”, e là sboccia la potenzialità insospettata. Nell'ultimo disco più di un brano ha questa storia.

8. Qual è il compito di un artista secondo te e che importanza ha oggi?

Domandone. Sono lontani i tempi del cantautorato impegnato e anche oggi, guardandomi in giro, provo a non vergognarmi di certi artisti che fuori tempo massimo sparano opinioni non richieste per piacere a qualche giornalista. Io vivo la mia missione pensando che il mio compito principale, nel momento in cui offro la mia arte a un pubblico, sia quello di far capire cosa voglio dire. Senza prendere per il culo nessuno: queste sono le mie canzoni, quel che racconto è per tutti, per me che le ho scritte, per chi le ascolta. E se il pubblico apprezza, sono contento. Mi fa piacere pensare che, nel mondo degli streaming ossessivi e del mainstream che risucchia e livella verso il basso i contenuti, qualcuno possa ascoltare i miei versi e e immedesimarsi, pensare, emozionarsi.

9. Cosa pensi della scena musicale di Torino?

Tante volte mi viene in mente, per descrivere l'ambiente e certi protagonisti, Funari che incalzato sul suo esser amico di tutti, risponde “No! Conoscente di tutti, amico di nessuno!”. Ecco, a volte la percezione è di una barca dove si rema tutti in direzioni opposte mentre ci si sorride l'un l'altro. Ma devo dire, al di là di questa critica un po' personale, che credo sia un ambiente molto vivo, che tenta per gran parte dei suoi protagonisti di sottrarsi ad alcune logiche stringenti e familistiche. Io provo a viverne e prenderne i pezzi migliori, anche se cantare le canzoni, come scrivo in un mio pezzo, non è facile.



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